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lunedì 21 febbraio 2011

LA CITAZIONE, 21 febbraio 2011


"Il denaro fa girare il mondo"
"Qualcuno dice l'amore"
"Non è sbagliato, l'amore per il denaro"
(Heist, [Il colpo], David Mamet).

venerdì 18 febbraio 2011

FILM IN SALA, 18 febbraio

Weekend ricco di uscite quello che parte con venerdì 18 febbraio. E quando diciamo uscite diciamo uscite. Di film interessanti. Belli? Staremo a vedere. 
Innanzitutto esce Il Grinta dei fratelli Coen, remake del celebre western con cui John Wayne vinse il suo unico Oscar nel 1969. Presentato al Festival di Berlino e in concorso per l'Oscar, Il Grinta può contare su un cast pazzesco: Matt Damon, Josh Brolin e Jeff Bridges, l'attore coeniano per eccellenza. Interessante vedere il ritorno dei Coen al genere: dopo la parentesi alleniana di A Serious Man, mancava la decostruzione del western nella loro ricca filmografia.
Non suscita meno interesse l'uscita di Black Swan (Cigno nero), non fosse altro per la presenza della magnifica Natalie Portman, favorita numero uno per il primo Oscar della sua carriera. E' la storia di una ballerina di danza classica che vive uno sdoppiamento di personalità come il personaggio che interpreta sul palco. I film di Aronofsky o si amano o si odiano. Chi l'ha visto all'ultimo festival di Venezia l'ha detestato o adorato, senza mezzi termini. Un po' la stessa cosa era successa con i suoi precedenti Requiem for a Dream  e The Wrestler, uno dei più bei film americani degli ultimi anni. Con Cigno Nero, Aronofsky promette di tornare alle sue atmosfere dark e allucinogene, che lo avevano fatto conoscere ai cinefili di mezzo mondo con il suo stupendo debutto di Pi greco.
Arriva in sala anche A Winter's Bone (Un gelido inverno nella traduzione italiana), un piccolo film indipendente che ha consacrato il talento della giovane Jennifer Lawrence, candidata anche lei agli Oscar che verranno consegnati il prossimo 27 febbraio. La Lawrence interpreta un'adolescente che si ritrova a dover sostituire i genitori nell'educare i suoi due fratelli minori, e difenderli dall'imminente sfratto. 
Torna sul grande schermo anche James L. Brooks, il papà dei Simpsons. Era da Spanglish del 2004 che Brooks non girava un film. Ora esce Come lo sai, commedia con Reese Whitterspoon e Jack Nicholson, che aveva recitato con Brooks già in Qualcosa è cambiato
Sembrano sacrifricabili Amore&altri rimedi, firmato da Ed Zwick (L'ultimo samurai) e Io sono il  numero quattro di D.J. Caruso, ennesimo primo capitolo di una fantasaga. Speriamo che i seguiti restino nel cassetto. Così, a partito preso.
Ricapitolando, nel weekend del perfetto cinefilo ci devono entrare: 
  • Il Grinta
  • Il cigno nero
  • Io sono un autarchico (in programmazione su Fuori orario, Rai 3, nella notte tra venerdì 18 e sabato 19)
  • Un gelido inverno
  • Inter-Cagliari (non si può passare la vita davanti allo schermo)    

giovedì 17 febbraio 2011

Lezioni aperte su fotografia e cinema

Stanley Kubrick, Wim Wenders, Michelangelo Antonioni, Andrej Tarkovskij, Pedro Almodovar. Sono tanti i registi che sono, o sono stati fotografi. La Feltrinelli di via Manzoni a Milano organizza un ciclo di incontri sul rapporto tra fotografia e cinema. Quattro incontri, sempre di giovedì alle 17,30, con Roberto Mutti dell'Istituto italiano di Fotografia. Il 3 febbraio si è svolto il primo incontro, intitolato "Una storia parallela", nel quale si è proposto un viaggio alle origini della settima arte. Il passaggio dalla ripresa di un istante fisso alla ricerca del movimento. Dalla cronofotografia alle lanterne magiche. Da Muybridge a Edison fino ai fratelli Lumière, o a quelli Skladanowsky. 
Giovedì 17 febbraio c'è in programma il secondo appuntamento, dal titolo "I fotografi e il cinema", con le testimonianze di fotografi di scena, direttori della fotografia e ritrattisti. Giovedì 24 febbraio si parla dei registi fotografi. Il 3 marzo della presenza della fotografia nel cinema. 
Non solo Professione: reporter. Parafrasando Godard, tra una fotografia e un film non c'è una differenza qualitativa, ma quantitativa.

Dorian Gray, la malafemmina ci ha lasciato

"Veniamo noi, con questa mia, addirvi... addirvi una parola". Firmato: "i fratelli Caponi, che siamo noi". Solo lei ha ricevuto una lettera del genere da loro. La lei è Dorian Gray. No, non il protagonista del celebre racconto di Oscar Wilde, quello era un uomo. La Dorian Gray in questione era Maria Luisa Mangini, morta suicida a Torcegno, Trentino, mercoledì 16 febbraio. I loro erano Totò e Peppino De Filippo. La maggior parte degli italiani la ricorda con loro, nel magnifico Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque, anno 1956. In quel film Dorian Gray fa la ballerina a Milano, e quindi una donna di malaffare per i sudisti zii di Gianni, innamorato perso della biondona sexy. E non era solo Teddy Reno, il Gianni del film, a essere innamorato di lei. Nel 1954 un servizio su Le Ore lanciava Dorian Gray, ritraendola con un trucco alla Marylin. 
Dorian era di Bolzano, e prima di lavorare con Totò e Peppino faceva la parte della bella maggiorata in commedie di scarse pretese. Dopo aver svestito i panni della malafemmina, prova a sfondare nel cinema d'autore. Ha un ruolo ne Le notti di Cabiria, Fellini, fa la benzinaia ne Il grido, Antonioni, soprattutto vince un Nastro d'argento per la prova in Mogli pericolose di Luigi Comencini. A differenza di molte altre attrici italiane, non sposa un produttore. Forse anche per questo Hollywood rimane solo un sogno per lei. Quando non ha ancora compiuto 30 anni si ritira dal cinema e torna a Bolzano, anzi a Torcegno. Ed è qui che 45 anni dopo si toglie la vita sparandosi in testa. E ora ci saranno quelli che si produrranno in paralleli e paragoni con Monicelli e altri celebri attori, attrici e registi suicidi. Ma lei era solo e semplicemente Dorian Gray, e probabilmente non era invecchiata solo su una tela.

mercoledì 16 febbraio 2011

Tassa di scopo: le Camere dicono sì

Luglio 2011. La bacheca degli annunci di aspiranti spettatori del cinema Odeon.
Ora è ufficiale. Da luglio, i portafogli degli spettatori italiani verranno alleggeriti ancora di più. Le Camere hanno approvato il milleproroghe, ovvero una legge finanziaria truccata da decreto sul quale il governo ha posto la fiducia. Tra i numerosi provvedimenti c'è anche quello sulla tassa di scopo. Un euro in più per ogni biglietto staccato dai cinema, o meglio cinemi, nostrani. Tra sgravi fiscali per le banche, salva-precari e anticipi dell'Irpef ai comuni in difficoltà, il provvedimento sul cinema passa inosservato, in un angolino. Eppure denota ancora una volta la miopia e la sufficienza con la quale le nostre istituzioni guardano al cinema e alla cultura in generale. 
Il settore guadagna qualche soldo in più? Vi piace il cinema, eh? E allora beccatevi questa, pagate un euro in più! Potrebbe essere questa la profonda riflessione politica che ha guidato chi ha deciso l'istituzione di questa imposta che va a incidere negativamente sul pubblico ma anche sugli esercenti, che dovranno fare i conti con una prevedibile diminuzione di spettatori. Sì, perché 9 euro e 50 per un film cominciano a essere troppi. Altro che cultura per tutti, verrebbe da dire. E il prezzo più alto lo pagheranno ovviamente i cinema storici e d'essai. Eh sì, perché i multiplex possono ammortizzare con degli sconti sostanziosi sulla pellicola seguente alla prima (se per esempio Natale a Cerveteri viene mandato in 5 sale, il multiplex paga la prima pellicola a prezzo pieno, le altre a prezzi agevolatissimi). Cosa che possono fare relativamente i multisala del centro e che è del tutto impossibile per i monosala.
Ah, ma giusto! Lo fanno per il cinema italiano. E allora non gli si può dire niente. D'altra parte, Medusa ha bisogno di titoli in catalogo.

Lorenzo Lamperti

Altri articoli sulla tassa di scopo:
http://ecconomia.wordpress.com/2011/02/17/due-promesse-milleproroghe/

LA CITAZIONE, 16 febbraio 2011


"E' piacevole parlare con te. E' come applaudire con una mano sola".
Mickey Rourke, L'anno del dragone, Michael Cimino

martedì 15 febbraio 2011

Lo Gnomo va in montagna



Altro che Gnomo, il cinema di via Lanzone vola in alto. Dal 15 al 20 febbraio torna, per il terzo anno consecutivo, la rassegna "Cinema di vetta", e a ospitarla è ancora una volta la sala d'essai gestita dal comune di Milano. La rassega mette in mostra una grossa selezione di film, tutti di montagna. Gli argomenti spaziano dall'alpinismo alla natura, dall'avventura all'esplorazione. Il tutto sotto l'egida della Cineteca nazionale del Cai, la Sezione di Milano del Club Alpino Italiano. Tutte le serate sono presentate dal giornalista Piero Carlesi. Quasi tutti i film sono italiani, ma ci sono anche titoli dalla Svizzera e dagli Stati Uniti. Un festival che pare destinato solo a un ristretto gruppo di appassionati, forse. C'è un però. L'ingresso è libero. Per una volta ci si può anche provare a fingere esperti scalatori di montagne.