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giovedì 7 aprile 2011

Goodbye Mama, il film dell'amica di Bondi


Mara Carfagna sta per premiare a Venezia Michelle Bonev
Sta arrivando. L’evento cinematografico dell’anno si avvicina. Venerdì 8 aprile esce in 80 sale cinematografiche Goodbye Mama di Michelle Bonev. La bulgara, vero nome Dragomira Boneva, ha un ruolo di primo piano nel film, che ha scritto, prodotto, diretto e interpretato. Dragomira, tra l’altro, è una cara amica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Eh sì, perché non esistono solo le veline e le Olgettine. Il premier ama conoscere anche donne di elevato spessore artistico e culturale. Come la brava Dragomira, che è stata omaggiata durante l’ultima Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia di un premio speciale ad hoc, l’Action for Women, consegnatole direttamente da Sandro Bondi, quando ancora Pompei non era crollata e lui sedeva comodo sulla poltrona del ministero dei beni culturali. 
Una scena del film Goodbye Mama
Ora su quella poltrona c’è Galan, vedremo sulle poltrone delle sale italiane quanta gente ci sarà a seguire il film. Goodbye Mama è un film autobiografico in cui si racconta la storia di tre generazioni. Madre, nonna e nipoti (femmine) i personaggi. Gli argomenti sono i conflitti familiari, le barriere sociali e l’abbandono degli anziani in Bulgaria. Un tema che, evidentemente, Dragomira sente molto.

mercoledì 6 aprile 2011

The Kennedys, il film tv che divide l'America

“Nemmeno quel figlio di puttana che ha premuto il grilletto sa chi ha ucciso Kennedy”. Così Joe Pesci in una battuta di Jfk (1993), il film di Oliver Stone che ricostruisce l’insoluto caso dell’assassinio del presidente degli Stati Uniti d’America. Sono passati quasi 48 anni, ma John Fitzgerald Kennedy è sempre un’icona. E ora c’è chi teme che qualcuno lo voglia uccidere per la seconda volta: “Questo film è un tentativo di assassinio postumo, che trasforma la storia in un’interminabile soap opera”. Parola di Robert Greenwald, un regista con simpatie sinistrorse che ha girato un mini-documentario contro il film in questione. E il film in questione è The Kennedys, in onda a partire da domenica 3 aprile negli Stati Uniti su ReelzChannel. Un’impresa, quella di portare la storia della famiglia del Massachussets sugli schermi, che era ovviamente destinata a furibonde polemiche. Eh sì, perché i Kennedy in America dividono ancora. Per loro si combattono sempre delle guerre di religione. Il film tv ha subito scaldato gli animi degli intellettuali democratici e dei progressisti non appena si è saputo che il timone dell’operazione era stato affidato a Joel Sturnow, noto per le sue posizioni vicine all’ala più conservatrice del partito repubblicano. Negli otto episodi della serie si annunciano scene che daranno scandalo, come una di sesso esplicito con John Kennedy/Greg Kinnear nudo in compagnia di una donna, forse Marilyn Monroe, in piscina. Ma anche le inesattezze storiche e le allusioni politiche, compresi i sospetti sui rapporti tra il padre di John, Joseph, e la mafia italoamericana. E poi l’insistenza sull’abuso di psicofarmaci e analgesici da parte di John e Jacqueline Kennedy, quest’ultima interpretata da Katie Holmes, moglie di Tom Cruise. Insomma, di materiale per le polemiche ce n’è parecchio. Il 22 novembre 1963 non è poi così lontano.

martedì 5 aprile 2011

Aspettando Cannes, festival del cinema francese

Un festival femminile? No, un festival di film francesi. Girati da donne. Nicole Garcia, Noémie Lvovsky, Sophie Letourneur e Rebecca Zlotowski sono le protagoniste di “Aspettando Cannes. Festival del cinema francese”, che si tiene al cinema Gnomo e al Centre Culturel Français di Milano dal 6 al 10 aprile. Quattro registe molto diverse che hanno tutte un modo estremamente originale di affrontare il mezzo cinematografico. Casi peculiari e approcci molteplici della vivacità di un cinema, quello francese, che ha avuto la forza di reinventarsi. Accanto agli auteurs, da sempre colonna portante del cinema d’oltralpe, è nata una vivacissima industria cinematografica, che riesce a sfornare ottimi film di genere. Generi che spesso si rifanno Hollywood ma che sono poi riletti e scardinati nel loro interno dalla verve registica e attoriale tipica del cinema francese. Qui Hollywood c’entra poco. C’entra invece un cinema, quello francese, vivo come non mai. A noi il dovere di capirlo, esaminarlo. Aspettando Cannes.

lunedì 4 aprile 2011

Un week-end al cinema

Al posto del pesce, il primo aprile ha portato con sé tanta pellicola. Eh sì, perché venerdì in sala sono usciti parecchi film interessanti. A partire da La fine è il mio inizio di Jo Baier, che vede protagonista il grande giornalista Tiziano Terzani interpretato da Bruno Ganz. Prodotto in Germania, il film è basato sul libro-testamento curato dal figlio di Terzani, Folco e ha un grande cast, con Elio Germano e Andrea Osvart al fianco di Ganz. I pareri sul film sono molto discordanti, ma l’interesse è assicurato per la figura di cui si parla. Restando all’Italia si è guadagnato la copertina Boris – Il film, adattamento cinematografico della fortunata serie televisiva. Il trio Ciarrapico/Torre/Vendruscolo prende come di consueto di mira il mondo del cinema e della soap all’italiana. Un mondo scadente, semi amatoriale, mediocre. Le risate sono assicurate. Un po’ meno certe quelle in Kick Ass, ennesima parodia supereroistica firmata da Matthew Vaughn e con Nicholas Cage, ormai riciclatosi nel filone fantastico-demenziale. Ma la vera notizia della settimana è il ritorno al cinema di John Carpenter con The Ward, meno horror e più thriller rispetto ai suoi lavori del passato. Erano dieci anni esatti che il regista cult di 1997 – Fuga da New York e Grosso guaio a Chinatown non girava un lungometraggio. Una decade passata senza particolari rimpianti da Hollywood, se è vero che The Ward negli Stati Uniti è uscito direttamente in dvd. Vedremo se in Italia l’accoglienza sarà migliore. Dulcis in fundo, il coreano Poetry, di cui si dice un gran bene. Il film di Lee Chang-dong ha vinto la Palma d’oro per la migliore sceneggiatura al festival di Cannes 2010 ed è la ricetta ideale per chi è alla ricerca di un film d’autore. Fino al prossimo venerdì.

Kusturica a Milano

“Se non riesci a diventare Fellini, puoi almeno diventare De Sica”. A dire queste parole era un padre. Ad ascoltarle un ragazzo, suo figlio. Quel ragazzo era Emir Kusturica, il più grande regista balcanico di sempre. Il tour milanese di Emir Kusturica si è concluso. Il grande regista bosniaco è arrivato in Italia per presentare l’uscita del suo libro autobiografico Dove sono in questa storia?, frutto di parecchi anni di lavoro. Venerdì sera ha incontrato il pubblico alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, dove è stato intervistato dal critico Paolo Mereghetti. Un personaggio straordinario, Kusturica, che nella sua carriera ha collezionato una serie impressionante di riconoscimenti nei maggiori festival di cinema del mondo. Cannes e Venezia hanno osannato le sue opere, da Underground a Gatto nero, gatto bianco fino a La vita è un miracolo. Un outsider convinto, Kusturica, mai banale nel cinema come nelle dichiarazioni che fa. Poco diplomatico, non si risparmia mai le polemiche con Hollywood: “I film con Bruce Willis mi repellono. Sono finti, non riesco a guardarli”, ha detto davanti alla numerosa platea. Eppure lui a Hollywood un giretto ce l’ha pure fatto. Era il 1992 e Kusturica girava Arizona Dream con Johnny Depp e Lily Taylor. Ma l’America non era il suo posto. Vagabondo irrequieto, il posto dei suoi sogni è una Sarajevo che non esiste più. “Sulla copertina del libro assomiglio a Dostoevskij”, dice Kusturica. Al cinema sembra solo Kusturica. E nessuno somiglia a lui.

Busto Arsizio Film Festival. Una iena in provincia di Varese

Vuoi mettere vedere Michael Madsen che legge una sua poesia in piazza San Giovanni a Busto Arsizio? A dirlo sembra impossibile che una delle iene di Tarantino possa scorazzare in provincia di Varese, eppure è così. Il bello del cinema, si potrebbe dire. E il bello del Busto Arsizio Film Festival, giunto alla sua nona edizione, dal 2 al 9 aprile. Un’edizione che si è aperta con la proiezione del cult Le iene, appunto, alle presenze di Michael Madsen che sabato si è poi concesso una lettura di proprie poesie davanti al pubblico del festival. Ad accompagnarlo c’era niente di meno che John Savage, ricordato dai più per il suo ruolo ne Il cacciatore di Michael Cimino. E il Baff nel corso degli anni ha ospitato grandi personaggi del mondo del cinema, a partire da Francis Ford Coppola passando per Claudia Cardinale e Mario Monicelli. Ma il Baff è soprattutto un festival di cinema italiano, con l’obiettivo di diffondere pellicole in anteprima o snobbate dai circuiti di distribuzione. È così che saltano fuori film di ottimo livello. Il Baff è un ottimo luogo per scoprire talenti. Per avere belle sorprese, insomma. Quest’anno proveranno a darne Edoardo Leo con il suo 18 anni dopo, Maxi Dejoe con l’horror La sindrome di Gerber e Tonino Zangardi con Sandrine nella pioggia. E tanti altri registi e attori sconosciuti al grande pubblico. Il Baff non è solo cinema, ma anche animazione e video arte. I luoghi? Non solo Busto Arsizio ma anche quattro comuni limitrofi: Castellanza, Gallarate, Olgiate Olona e Legnano offrono la sponda per cercare di attirare il maggior numero di appassionati possibile. Sperando in un piatto ridens.
Informazioni complete su www.baff.it. 

venerdì 1 aprile 2011

Il cinema dei seduttori al Rondinella

Donald Sutherland ne Il Casanova di Fellini
Sedotte e abbandonate. E' il nome dell'incontro di venerdì 1 aprile al cinema Rondinella di Sesto San Giovanni. Dalle ore 21 si potranno seguire spezzoni tratti da celebri film che trattano il tema della seduzione del cinema. Francesca Sassoli guiderà il pubblico in un percorso dedicato in buona parte ai confronti, a partire dal visconte libertino tratto dal romanzo epistolare di de Laclos e portato sullo schermo prima da John Malkovich ne Le relazioni pericolose di Stephen Frears e poi da Colin Firth in Valmont di Milos Forman. In un incontro sui seduttori non poteva mancare ovviamente la figura del Casanova. E in particolar modo il Casanova di Federico Fellini, forse il miglior film del regista riminese. Tanti i confronti con gli altri Casanova della storia del cinema, ma quello felliniano è almeno una spanna sopra gli altri. Un seduttore inguaribile che in realtà è uno splendido fallito che non riesce a essere apprezzato per ciò che vorrebbe, le sue doti intellettuali. Sul volto di Donald Sutherland, martoriato e privato delle ciglia si legge tutta l'inadeguatezza di chi muore mentre ama.
Iscrizioni alle 02.22478183