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giovedì 3 marzo 2011

Carmelo Bene contro il cinema


“Il cinema è la pattumiera di tutte le arti”. Firmato Carmelo Bene. Nella sua inesauribile vita artistica, Carmelo Bene fece di tutto: letteratura, cinema, teatro, poesia. Ora un libro, Contro il cinema, curato da Emiliano Morreale, raccoglie le interviste più significative in cui Bene parla della settima arte. La vita registica di Bene dura solo cinque anni, dal 1968 al 1973. Un anno prima era apparso sullo schermo grazie all’Edipo re di Pierpaolo Pasolini. I film diretti da Bene sono sei: Hèrmitage, Nostra signora dei turchi (premio speciale della giuria a Venezia), Capricci, Don Giovanni, Salomè e Un Amleto di meno.
Visionario, surreale, eccessivo. Il cinema di Carmelo Bene è una perla unica nella produzione artistica italiana. I suoi film provocano scandali, censure, picchetti fuori dai cinema. “Non voglio che i miei film comunichino niente” diceva Bene, che ha un rapporto intenso, viscerale con le proprie creature filmiche. Quello che si dice odio e amore. Un’occasione per riscoprire il cinema di Bene, anche contro la sua volontà: “Dal pubblico non voglio niente, e soprattutto non voglio pubblico”.

lunedì 27 dicembre 2010

Basta cotechino! Vai al cinema

Per chi si fosse stancato di stare a casa a mangiare, tra lunedì 27 e martedì 28 dicembre lo Spazio Oberdan di Milano (MM1 Porta Venezia) offre la possibilità di vedere tre film di alto livello.
Si comincia lunedì alle 18 con Prick Up – L’importanza di essere Joe (1987) di Stephen Frears. Si tratta di un sarcastico spaccato dell’effimera stagione della Swinging London, con la storia vera del commediografo in erba Joe Orton, sedotto dal più maturo Kenneth Haliwell. Il cast è di primo livello: Gary Oldman, Alfred Molina e Vanessa Redgrave gli interpreti principali.
Martedì il piatto forte. Alle 18 c’è Inizio di primavera (1956) di Yashiro Ozu. Pur rientrando nel periodo crepuscolare del grande regista giapponese, il film ha molti motivi di interesse, soprattutto il modo in cui viene descritto il mondo del lavoro e la situazione sociale giapponese del secondo dopoguerra. In quest’opera Ozu si discosta dalla sua tradizionale messa in scena, fatta di lunghe sequenze e piani ripresi spesso dal basso, a favore di un montaggio molto più serrato e un ritmo più nervoso.
Per chi non lo avesse mai visto, è d’obbligo non perdersi, alle ore 21, Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene. È lo straordinario esordio cinematografico di Bene, che adatta il suo omonimo romanzo e rappresenta un perfetto esempio della sua arte: incontenibile, barocca, strabordante, folle, libera. Si resta incantati di fronte ai ricordi, alle allucinazioni, ai sogni e ai deliri dello scrittore pugliese protagonista del film. Certo, chi si arrabbia quando non tutto in un film ha un senso subito evidente potrebbe incazzarsi parecchio.