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mercoledì 22 giugno 2011

Arianteo: a Milano arriva il cinema all'aperto

tratto da www.lasestina.unimi.it

Tra stelle e zanzare. Comincia l’estate e a Milano ritorna “Arianteo”, la rassegna di cinema all’aperto che caratterizza da anni le afose serate dei cinefili del capoluogo lombardo. Una rassegna che si divide in tre diverse location: Porta Venezia, Umanitaria e Conservatorio.
La manifestazione, curata dal cinema Anteo di via Milazzo, ha preso il via lunedì 20 giugno con la proiezione de Il Grinta ai Bastioni di Porta Venezia all’interno dei giardini di Palestro. Giovedì 23 si parte anche all’Umanitaria di via San Barnaba, a pochi passi da Crocetta, con In un mondo migliore della danese Susanne Bier, premio Oscar per il miglior film straniero. Venerdì 1 luglio il primo appuntamento in via Conservatorio 12 con il bellissimo film francese Uomini di Dio di Xavier Beauvois. Tutte e tre le sale, rigorosamente all’aperto, presenteranno un film ogni giorno fino a martedì 12 settembre.
Al Conservatorio le proiezioni saranno introdotte da un concerto con musica dal vivo che ben si sposa con le tematiche toccate nei film. Imperdibile il gran finale, con The Tree of Life di Terrence Malick preceduto da musiche di Liszt. Ogni sera si potrà scegliere tra tre diverse opzioni. La costante sarà la presenza delle zanzare. Per godersi i film, meglio preparare le scorte di Autan.

Lorenzo Lamperti

martedì 1 marzo 2011

Oscar 2011: commenti

Dopo le premiazioni, per gli Oscar 2011 è tempo di commenti. Il discorso del re, dunque. Dopo The Millionaire, film meticcio girato da uno scozzese in India, e The Hurt Locker, primo Oscar femminile per giunta con un film di guerra, si respirava già da qualche settimana la voglia di tornare al classico. Scontato perciò che The Social Network dovesse perdere la corsa con il film di Tom Hooper. David Fincher presenta un mondo nuovo e spiazzante, soprattutto per i tromboni dell'Academy. Jesse Eisenberg/Marc Zuckerberg è tutto tranne che schematizzabile: guarda le persone, i rapporti e il mondo con un'aria tra distacco e superiorità che difficilmente può creare empatia. Fincher e la sceneggiatura, giustamente premiata, hanno avuto il coraggio di non edulcorare storia e personaggio. Tutto diverso ne Il discorso del re, che gioca sull'identificazione e sul grado zero di interpretazione critica della realtà rappresentata. Un polpettone classico, insomma, ben scritto e ottimamente recitato. Non un gran film.
Desta ancora più stupore, quindi, che Tom Hooper si porti a casa anche l'Oscar per la migliore regia. Una regia che è apparsa piuttosto piatta, un semplice accompagnamento delle performance attoriali. Una regia che ha, appunto, un intenso sapore, quando si professava ancora il dogma del montaggio invisibile. Tra i nominati avrebbe meritato il premio Fincher, molto più coraggioso ed elaborato. The Social Network ha un ritmo straordinario, grazie anche a un montaggio perfetto e una colonna sonora straordinaria firmata Trent Reznor. Non a caso premiati entrambi con la statuetta.
I premi agli attori non hanno riservato nessuna sorpresa. Firth e Portman dovevano essere, Firth e Portman sono stati. Il buon Colin ha vinto anche per accumulazione di nomination: tante candidature, nessuna vittoria fino a quest'anno. Nel 2010 il suo George Falconer di A Single Man aveva dovuto soccombere di fronte al grande Jeff Bridges di Crazy Heart. Nel 2011 è stato risarcito a scapito del bravissimo Eisenberg, strafottente al punto giusto, e al James Franco di 127 ore, tra l'altro presentatore della nottata degli Oscar insieme ad Anne Hathaway. Natalie Portman trionfa con il suo ruolo da prima ballerina di Black Swan. In questo caso nulla da dire: ha vinto la migliore. A Hollywood la boxe tira sempre, e lo dimostrano i due Oscar agli attori non protagonisti di The Fighter, Christian Bale e Melissa Leo. Il Grinta dei fratelli Coen, rimasto a bocca asciutta nonostante le dieci nomination, avrebbe meritato la consolazione di veder vincere la giovanissima Haileen Steinfeld.
Inception spopola negli Oscar tecnici: quattro statuette, tutte condivisibili. C'è chi dice che l'Academy si sia già portata avanti per ricoprire d'oro il terzo capitolo del Batman di Nolan, ancora in fase di pre-produzione. Se ne riparlerà agli Oscar 2013. Grazie alle categorie minori porta a casa due Oscar anche l'orribile Alice di Tim Burton, improbabile saga epico-femminista e lontana anni luce dallo spessore del cartone Disney di cinque decadi prima.
Tra i film stranieri, il fascino di Inarritu e soprattutto di Bardem non riesce a far pendere la bilancia dalla parte di Biutiful. La danese Susanne Bier, già vincitrice ai Globes con il suo In un mondo migliore, resiste anche all'appuntamento più importante. Assenti Giorgio Diritti e Xavier Beauvois, forse è giusto così. Inside Job di Charles Ferguson vince tra i documentari, Toy Story 3  nei film di animazione. Risultati abbastanza scontati, visto che la raffinatezza poco losangelina de L'illusionista di Chomet.
E l'Italia? Resta a guardare, in attesa del film che verrà.


sabato 26 febbraio 2011

Oscar: i pronostici

Tra poche ore il Kodak Theater sarà il centro del mondo. Perlomeno di quello cinematografico. Nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 febbraio l’Academy consegna gli Oscar 2011. E come al solito è partito il carrozzone mediatico concentrato sui vestiti e accompagnatori delle star. C’è poi chi si avventura nei pronostici della vigilia. L’anno scorso c’era stata la contrapposizione creata ad hoc tra gli ex consorti James Cameron e Kathryn Bigelow. La spuntò la Bigelow con The Hurt Locker, film in realtà del 2008 ed eccessivamente rivalutato dai critici. Quest’anno sarà dura ripetere la fortunata kermesse mediatica del 2010, ma la qualità sembra più alta di dodici mesi fa.
Tra i candidati per il miglior film ce ne sono molti che potrebbero piacere ai giurati. Dal western classicheggiante de Il Grinta alla storia di pugilato di The Fighter, sono molte le storie che storicamente piacciono al pubblico americano. Ma né Il GrintaThe Fighter sembrano in grado di ripercorrere la strada di Balla coi lupi o Gli spietati in un caso, di Rocky o Toro scatenato nell’altro. La sfida sembra essere circoscritta a Il discorso del re e The Social Network. L’affresco storico alla inglese o la fotografia della genesi di Facebook? Sembra leggermente avvantaggiato Tom Hooper, anche perché a David Fincher può arrivare la consolazione della migliore regia, categoria in cui è stato clamorosamente escluso Cristopher Nolan. Inception è nella decina dei migliori film, ma il suo pregio è proprio l’aspetto tecnico e registico. Mah.
Tra gli attori, come sempre, la corsa sembra più scontata. Tutto porterebbe alle vittorie di Colin Firth, il re balbuziente, e Natalie Portman, la splendida prima ballerina di Black Swan. James Franco presenta la serata e quindi difficilmente arriverà a insidiare Colin Firth, ma Annette Bening potrebbe covare qualche speranza per la sua madre del terzo millennio di I ragazzi stanno bene. Tra i non protagonisti, i favoriti sembrano Christian Bale (The Fighter) e l’esordiente Haileen Steinfield, per la sua ragazza cowboy in Il Grinta. Il film dei Coen qualcosa porteranno a casa.
Toy Story 3 sembra non avere rivali tra i film di animazione, anche se L’illusionista di Sylvain Chomet su un vecchio soggetto di Jacques Tati è davvero notevole.
Sfida accesa per il miglior film straniero: parte in vantaggio Biutiful di Alejandro Inarritu, ma qualche chance ce l’hanno anche Hors la loi di Rachid Bouchareb e In un mondo migliore della danese Susanne Bier, vincitrice ai Golden Globe. Mancano due grandi film: Des hommes et des dieux  di Xavier Beauvois e L’uomo che verrà di Giorgio Diritti. Il francese è stato ignominiosamente escluso dai giurati dell’Academy, l’italiano è stato autoescluso dai luminari del nostro Paese.

mercoledì 23 febbraio 2011

Il Grinta fa l'occhiolino

Di occhio ne ha uno solo. Ma quello lo strizza bene. E' Il Grinta dei fratelli Coen, uscito nelle sale italiane venerdì 18 febbraio. Un film che piace e sa di piacere. Un western duro e puro, con pochi fronzoli ma tanta tecnica. I Coen arrivano al genere per eccellenza del cinema made in Usa, il western appunto, dopo averlo sfiorato a più riprese, l'ultima volta con Non è un paese per vecchi. Il Grinta è la tipica storia da frontiera che può piacere tanto agli americani e dunque ai giurati dell'Academy, con tutti gli elementi del caso: l'azione, il sentimento, il viaggio, il rapporto con la wilderness. E un magnifico protagonista, un Jeff Bridges che sembra nato apposta per il ruolo di questo sceriffo fuorilegge, duro ma in fondo buono, ovviamente alcolizzato come il 95% dei personaggi interpretati dal premio Oscar 2010.
Qui è Rooster Cogburn, assoldato dalla quattordicenne Mattie Ross, interpretata da un'ottima Haileen Steinfield, per dare la caccia all'assassino di suo padre. Ma Tom Chaney è ormai fuggito in territorio indiano e per seguirlo ci vuole fegato, o grinta appunto. Insieme all'improbabile coppia parte il Texas Ranger LaBoeuf, che ha il volto di un sempre più versatile Matt Damon.
I Coen adattano il libro di Charles Portis, A True Man for Mattie Ross, si fanno produrre da Spielberg e buttano un occhio al cinema classico. Con la consueta ironia, specialmente nella caratterizzazione della banda di criminali. Sembra di trovarsi in Fargo, anche lì una donna doveva fare i conti con se stessa e la propria forza interiore, in un panorama da frontiera. Lì la neve, qui la polvere, ma il succo è lo stesso. Quello che manca rispetto al solito è il gusto per la rottura, la decostruzione dei generi, tipica della filmografia dei Coen. Ma si resta incollati allo schermo per tutta la visione, grazie a una regia magistrale e a una sceneggiatura che non fa battute a vuoto. 
C'è chi si lamenta. Ma cos'avranno voluto dire? Qual è il messaggio che ci avranno voluto lanciare? Perchè non hanno fatto un western più atipico? ecc. ecc. Chi se ne frega, Il Grinta è un bel film.

venerdì 18 febbraio 2011

FILM IN SALA, 18 febbraio

Weekend ricco di uscite quello che parte con venerdì 18 febbraio. E quando diciamo uscite diciamo uscite. Di film interessanti. Belli? Staremo a vedere. 
Innanzitutto esce Il Grinta dei fratelli Coen, remake del celebre western con cui John Wayne vinse il suo unico Oscar nel 1969. Presentato al Festival di Berlino e in concorso per l'Oscar, Il Grinta può contare su un cast pazzesco: Matt Damon, Josh Brolin e Jeff Bridges, l'attore coeniano per eccellenza. Interessante vedere il ritorno dei Coen al genere: dopo la parentesi alleniana di A Serious Man, mancava la decostruzione del western nella loro ricca filmografia.
Non suscita meno interesse l'uscita di Black Swan (Cigno nero), non fosse altro per la presenza della magnifica Natalie Portman, favorita numero uno per il primo Oscar della sua carriera. E' la storia di una ballerina di danza classica che vive uno sdoppiamento di personalità come il personaggio che interpreta sul palco. I film di Aronofsky o si amano o si odiano. Chi l'ha visto all'ultimo festival di Venezia l'ha detestato o adorato, senza mezzi termini. Un po' la stessa cosa era successa con i suoi precedenti Requiem for a Dream  e The Wrestler, uno dei più bei film americani degli ultimi anni. Con Cigno Nero, Aronofsky promette di tornare alle sue atmosfere dark e allucinogene, che lo avevano fatto conoscere ai cinefili di mezzo mondo con il suo stupendo debutto di Pi greco.
Arriva in sala anche A Winter's Bone (Un gelido inverno nella traduzione italiana), un piccolo film indipendente che ha consacrato il talento della giovane Jennifer Lawrence, candidata anche lei agli Oscar che verranno consegnati il prossimo 27 febbraio. La Lawrence interpreta un'adolescente che si ritrova a dover sostituire i genitori nell'educare i suoi due fratelli minori, e difenderli dall'imminente sfratto. 
Torna sul grande schermo anche James L. Brooks, il papà dei Simpsons. Era da Spanglish del 2004 che Brooks non girava un film. Ora esce Come lo sai, commedia con Reese Whitterspoon e Jack Nicholson, che aveva recitato con Brooks già in Qualcosa è cambiato
Sembrano sacrifricabili Amore&altri rimedi, firmato da Ed Zwick (L'ultimo samurai) e Io sono il  numero quattro di D.J. Caruso, ennesimo primo capitolo di una fantasaga. Speriamo che i seguiti restino nel cassetto. Così, a partito preso.
Ricapitolando, nel weekend del perfetto cinefilo ci devono entrare: 
  • Il Grinta
  • Il cigno nero
  • Io sono un autarchico (in programmazione su Fuori orario, Rai 3, nella notte tra venerdì 18 e sabato 19)
  • Un gelido inverno
  • Inter-Cagliari (non si può passare la vita davanti allo schermo)    

venerdì 11 febbraio 2011

Berlino Film Festival 2011

Che verso fa l'Orso? E' da tempo immemore che il cinema italiano non lo ascolta più. Esattamente dal 1991. Anno in cui Marco Ferreri vince il festival di Berlino, e dunque l'Orso d'oro, con La casa del sorriso. Da allora, solo mazzate, esclusioni, indifferenza. Per il 2011 la parola dell'anno è macchietta: i tedeschi potranno divertirsi con Qualunquemente di Antonio Albanese, presentato venerdì 11 febbraio ovviamente fuori concorso. Fa comunque specie l'indifferenza generale, soprattutto in televisione, verso questo festival, che ha da tempo sbaragliato Venezia al secondo posto delle manifestazioni cinematografiche più importanti in Europa.
L'edizione 2011 si è aperto giovedì 10 febbraio con Il Grinta dei fratelli Coen, accolto bene dalla critica e benissimo dal pubblico. Jeff Bridges ha spopolato tra interviste e photocall. Ma la Berlinale diretta da Dieter Kosslick ai lustrini lascia poco spazio. Molta sostanza, dunque, con un interessante misto di grandi maestri ed esordienti più o meno giovani. Nella prima categoria rientrano Wim Wenders e Werner Herzog che presentano rispettivamente una biografia di Pina Bausch e un documentario in 3d. Presente anche Bela Tarr, il maestro del cinema ungherese, con The Turin Horse, che racconta un episodio della vita del filosofo Friedrich Nietzsche. Esordio dietro la macchina da presa per Ralph Fiennes con Coriolano, trasposizione del dramma shakespeariano. L'incombenza di consegnare l'Orso ce l'avrà Isabella Rossellini, che presiede la giuria.
Tra le numerose sezioni collaterali meritano una citazione Culinary Cinema, consueta rassegna di titoli legati al tema del cibo, e la retrospettiva su Ingmar Bergman. Si tratta di un omaggio a uno dei più grandi registi di tutti i tempi. Per il pubblico di Berlino sarà possibile vedere non solo i moltissimi film da lui diretti, ma anche quelli da lui sceneggiati, a partire da Spasimo di Alf Sjoberg. Con Bergman si va sul sicuro, tra i suoi film se ne può vedere uno qualunquemente.

Lorenzo Lamperti