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mercoledì 9 febbraio 2011

I Dispersi sono un festival

Invisibili, introvabili. Dispersi. Comincia mercoledì 9 febbraio la prima edizione di Dispersival, la rassegna dei film che non arrivano in sala. La sede dell'evento, che va avanti fino a domenica 13, è il cinema Gnomo, ma l'iniziativa nasce dall'incontro tra la webzine Hideout (www.hideout.it) e l'associazione culturale La Scheggia (www.lascheggia.org). E' nella sala di via Dolomiti che i redattori di Hideout hanno presentato lavori, soprattutto italiani, che non riuscivano a trovare la via del grande pubblico. Il cinema Gnomo offre una giusta opportunità a questi lavori di essere proiettati sul grande schermo, che sarebbe poi la terra madre del cinema, anche se oggi i film si vedono in ogni modo e in ogni luogo. 
Il cartellone è diviso in cinque sezioni. Ci sono i dispersi italiani, quelli internazionali, quelli ritrovati, i documentari e i film per famiglie. Ogni giorno è dedicato a una sezione. L'inaugurazione è prevista per le 18,30 del 9 febbraio, con una tavola rotonda sulle nuove forme e il futuro della distribuzione cinematografica. Poi, dopo un aperitivo, si comincia con Youth in Revolt di Miguel Arteta. Giovedì è il giorno dei film italiani. Alle 22 verrà presentato Sleepless di Maddalena De Panfilis, alla presenza dell'autrice. Venerdì sarà la volta dei documentari, genere in cui i cineasti italiani riescono sempre a offrire qualcosa di interessante. E' certamente il caso di Claudio Casazza e del suo Era la città dei cinema, in programma alle 19,20, opera che verrà proiettata anche domenica 13 febbraio alle 21 presso il Cineforum del Circolo di viale Monza per l'ultimo appuntamento con la rassegna Domenica Bestiale. Da non trascurare neppure Arimo! di Mirko Locatelli, regista milanese fattosi notare al festival di Venezia di due anni fa con il suo L'ultimo giorno d'inverno. Sabato c'è la proiezione di film indipendenti degli ultimi anni mai usciti in sala, tra cui l'ottimo Wristcutters di Goran Dukic. Domenica rush finale con film di animazione per i ragazzi e in chiusura Monkey Boy, horror all'italiana per i più grandi.
Per il programma completo: www.dispersival.it 

lunedì 7 febbraio 2011

LA CITAZIONE, 7 febbraio 2011

Ogni giorno una frase dalla storia del cinema.

"Lei non si sente mai solo?" "Solo in mezzo alla gente".
The Thin Red Line (La sottile linea rossa, Terence Malick)

venerdì 4 febbraio 2011

L'ultimo tango di Maria Schneider

Parigi, 1972. Anteprima di Ultimo tango a Parigi. Dopo soli 10 minuti dall’inizio del film, Jean-Luc Godard si alza ed esce dalla sala. Non vedrà la scena in cui Maria Schneider viene presa per terra da Marlon Brando, con l’aiuto di una spalmata di burro. Forse neppure Maria avrebbe mai voluto rivederla, e magari neanche recitarla. E invece ha visto e rivisto quei frammenti di pellicola che hanno segnato la sua carriera di attrice e forse anche la sua vita.
Maria Schneider con Cristiano Malgioglio
Maria Schneider è morta. Aveva 58 anni, ma nell’immaginario comune era sempre rimasta quella ragazza con i riccioloni e un seno prosperoso. Era rimasta il simbolo della trasgressione e dell’emancipazione sessuale. Dopo il tango diretto da Bernardo Bertolucci e ballato con Marlon Brando, Maria aveva provato a reinventarsi, ma quei fotogrammi le sono sempre rimasti appiccicati addosso. Ha una buona parte in Professione: reporter di Michelangelo Antonioni, al fianco di Jack Nicholson. Poi, praticamente il vuoto. E una vita difficile, costellata da droghe, ricoveri e viaggi mistici nelle riserve indiane. Fallisce lo sbarco a Hollywood, si fa cacciare da Bunuel dopo un solo giorno sul set di Quell’oscuro oggetto del desiderio. Nei Novanta prova a tornare in campo, ha una parte in Jane Eyre di Franco Zeffirelli, poi si limita a comparsate in fiction televisive. Nel 2005 registra un disco con Cristiano Malgioglio.
Oggi, a quasi 40 anni di distanza, Bertolucci le chiede scusa per quella famigerata scena, che la Schneider confessò non essere prevista nella sceneggiatura. “Mi hanno quasi violentata” aveva detto qualche anno fa Maria. Forse era vero, forse no. Di certo c’è che da quel tango Maria non riuscirà a uscire nemmeno adesso.

LA CITAZIONE, 4 febbraio 2011

Ogni giorno una frase dalla storia del cinema


"Il poi è padre del mai"
Partitura incompiuta per pianola meccanica, Nikita Mikhalkov

giovedì 3 febbraio 2011

Biutiful, l'amore dall'alito cattivo

Quando il cinema vuole surrogare il mondo, ridurlo a rappresentazione, allora questo si ribella divincolandosi. Ma quando un brandello di mondo, quasi per caso, finisce impresso sulla pellicola, allora le immagini cominciano ad acquistare una vita quasi autonoma. Smettono di presumere e cominciano a raccontare. Il nuovo film di Inarritu, Biutiful, sta in questo secondo rapporto di grandezza rispetto al precedente Babel. Se il primo si era battuto tanto da sfiorare l’artifizio per costringere l’intera umanità alle regole delle 25 immagini al secondo, Biutiful, lascia che sia la storia singolare di un uomo a parlare dell’universale.
Uxbal (Javier Bardem, strepitoso) è un medium, uno che aiuta i morti a lasciare questo mondo se incatenati alla terra da qualche debito in sospeso. Ma è un mediatore anche in molte altre accezioni. Si occupa di piazzare clandestini cinesi nei cantieri di Barcellona, fa da grossista per i senegalesi che vendono borse false sulla Rambla. Ed è l’interlocutore principale fra i suoi due figli e la moglie che soffre di bipolarismo. Vive di stenti nel più multietnico quartiere di Barcellona, Santa Coloma,e deve mediare anche con se stesso. Nel senso che sa di non essere onesto, di vivere sulla pelle degli altri. Ma quella pelle lui la conosce e la rispetta, al contrario di una società per cui gli emarginati sono invisibili e dannati a priori. Mangia assieme alle famiglie dei senegalesi che butta sulle strade («Sono l’unico che gli dà un lavoro»), conosce i cinesi che sfrutta tanto da pagare una di loro come baby sitter per i suoi bambini. Quando hanno freddo, nel magazzino-prigione in cui sono rinchiusi, compra loro delle stufe a gas. Ma sono stufette economiche e pericolose, che si procura risparmiando sui soldi a lui concessi dal loro datore-aguzzino: per intascarsi la differenza. La tragedia sarà inevitabile. Tragico è l’aggettivo più appropriato per il protagonista di Inarritu. Che è Edipo, Ippolito e Prometeo al contempo. I greci definivano i loro personaggi tragici come né colpevoli, né innocenti. Subivano l’ira del destino senza averne attirato direttamente le cause, ma per il solo fatto di esistere in un determinato contesto, erano macchiati da una colpa atavica, da lavarsi con il sangue. Quando Uxbal viene colpito da un cancro alla prostata che non perdona, capisce lui stesso di essere una vittima di un cinismo più grande. Più grande di quello dietro cui ha mascherato i rapporti con la gente che sfrutta. Comincia allora a pensare a una riparazione, a cancellare i debiti che ha accumulato. Ma la Vita, secondo un’estetica alla Schopenauer, è più forte della volontà umana. Non resta che arrendersi all’inevitabile, al fallimento di ogni possibilità di redenzione. Eppure, oltre la tragedia, Inarritu delinea una flebile speranza. Che non è certezza di un futuro migliore, ma la forza immortale di un sentimento che può cambiare la vita, anche se non materialmente: l’ostinazione dell’amore di Uxbal. Un amore con le mani sporche e l’alito cattivo, certo, nell’orrore del mondo. Ma è la fiamma che continua a brillare nonostante la mancanza stessa di speranza, la mercificazione totale della vita dei deboli, la corsa inarrestabile del destino.
«Biutiful è la storia di un uomo che continua a portare una luce», ha detto Inarritu. Ed è un capolavoro che dovrebbe segnare il passo al buio che, di tanto in tanto, sembra attraversare la produzione italiana.

Gabriele Pieroni
pieroni.gabriele@gmail.com 

mercoledì 2 febbraio 2011

Frankenstein Junior torna al cinema

"Gobba? Quale gobba?". Probabilmente è questa la battuta più celebre dello straordinario Frankenstein Junior che, come anticipato qualche settimana fa, torna nelle sale cinematografiche italiane. Mercoledì 2 febbraio e giovedì 3 febbraio sono una gustosa occasione per godersi sul grande schermo lo stupendo bianco e nero del film di Mel Brooks. Emozionio vintage e divertimento assicurato per chi avrà la fortuna di poter andare nelle sale aderenti all'iniziativa, che a Milano sono l'Arcobaleno, ultimamente molto attivo nel recupero di vecchie pellicole, il Ducale, l'Odeon e gli Uci di Certosa e Bicocca. La visione sarà arricchita dalla rimasterizzazione apportata al film, realizzata qualche mese fa in concomitanza del lancio di Frankenstein Junior in Blu Ray. Per i più giovani e gli sprovveduti, impensabile non andare a vedersi un film che è diventato un intramontabile cult. Lupo ululì, cinema ululà.

martedì 1 febbraio 2011

Il divo in onda su La7

Tra le discussioni su Sanremo e su Belen e la controffensiva Mediaset con format innovativi come Paperissima e La Corrida, un po' di novità nella televisone italiana si vedono su La7. Stasera, mercoledì 2 febbraio, viene presentato in prima tv Il divo, il magnifico film di Paolo Sorrentino. La visione sarà introdotta da Enrico Mentana, a testimonianza di quanto la rete punti su questo film e in generale sul cinema. Una strategia interessante quella di La7, che evidentemente adesso si sente abbastanza forte da puntare in modo deciso sulla settima arte, cosa che fino adesso non era riuscita a fare, perlomeno in prima serata. E invece questo è un segnale forte, anche di presa di distanza da palinsesti omologati e basati su logiche tutto fuorchè qualitative. Il divo è un film straordinario, l'ultimo capolavoro del cinema italiano prima de L'uomo che verrà di Giorgio Diritti, con il quale condivide l'amaro destino di essere escluso dalle nomination agli Oscar dagli stessi giurati italiani, che hanno preferito Gomorra nel 2008 e La prima cosa bella quest'anno. Quello di Sorrentino è un film scomodo, che porta al cinema in modo geniale le vicende di Andreotti, interpretato da un impressionante Toni Servillo, e dell'Italia della Prima Repubblica. Il tutto con una serie impressionante di trovate registiche e stilistiche, senza dimenticare la straordinaria colonna sonora, che sa accostare riferimenti alti ad altri popolari, ma sempre usati in modo originale. Questa sera La7 dimostra di essere grande, comunque vada la miope battaglia di ascolti. Prima e dopo, oltre l'Auditel: stasera La7 ha già vinto.