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mercoledì 7 settembre 2011

Milano, Svizzera. Ecco i Pardi di Locarno

Stavolta ruggiscono da soli. I Pardi di Locarno, dopo anni di convivenza forzata con la "Panoramica" di Venezia si mettono in proprio e guadagnano un loro spazio esclusivo. Da domani sette titoli in visione tra cinema Apollo e Umanitaria.
L'apertura è col botto: subito Super 8, il fanta thriller prodotto da Steven Spielberg e diretto da J. J. Abrams, il papà di Lost. Il pubblico milanese potrà vedere in anteprima nazionale questa storia su un gruppo di ragazzi cinefili che filmano per caso un disastro ferroviario dai risvolti paranormali, il tutto al cinema Apollo (ore 19,50 e 22,10). Poi via a tutto il resto, che è un resto generoso e di qualità. Ecco dunque l'esordio dietro alla macchina da presa dei gemelli torinesi De Serio con Sette opere di misericordia e il rumeno Best Intentions, premiato a Locarno per la regia di Adrian Sitaru e per l'interpretazione maschile del protagonista Bogdan Dumitrache. Sitaru, tra l'altro, è l'autore di uno dei più bei film di Venezia edizione 2008, dove il suo Hooked trovò un grande favore di critica.
C'è anche l'israeliano Nadav Lapid con il film politico Policeman, tra l'altro premio speciale della giuria al festival svizzero, e l'opera libanese Beirut Hotel. Per vedere qualche noto si può assistere a The Loneliest Planet di Julia Loktev con Gael Garcia Bernal. E poi non può mancare il Pardo d'oro, Abrir puertas y ventanas dell'esordiente svizzero-argentina Milagros Mumenthaler.

martedì 6 settembre 2011

Venezia 2011, un festival col buco

Il vecchio Palazzo del Cinema di Venezia
I giornalisti, gli attori, i registi, gli artisti e chi più ne ha chi ne metta senza dimenticare i semplici visitatori della 68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si ritrovano di fronte a uno spettacolo desolante: il cratere di quello che dovrebbe essere il nuovo Palazzo del Cinema.
Altro che cantiere, quello è un'esposizione di amianto a cielo aperto. Ma andiamo con ordine. Nel settembre 2005 viene bandito un concorso internazionale di progettazione per il nuovo Palazzo del Cinema. Lo vince il gruppo 5+1AA&Ricciotti. Il progetto è ambizioso e avveneristico: uno spettacolare manufatto a forma di conchiglia che si affaccia sul mare che diventerebbe così la sala principale del festival con una capienza di 2400 posti.
La ricerca dei soldi però, inizia solo dopo il bando di concorso. E la copertura finanziaria non è facile da trovare. Per far saltare fuori i fondi, nel 2007 il ministro Rutelli inserisce la costruzione del Palazzo tra le opere straordinarie. La data di consegna doveva essere il 2011, in tempo utile per la celebrazione dei 150 anni di Unità d'Italia.
Il 2011 e oggi e nel frattempo alla luce del sole arriva una salutare dose di amianto. Il cratere diventa piano piano più grande e l'impressione è quella di un eterno provvisorio che non può fare bene alla reputazione del festival. Nel progetto sono già stati spesi circa 30 milioni di euro, tra l'altro tutti soldi pubblici, ma del Palazzo a forma di conchiglia manco l'ombra. Anzi, i lavori si sono proprio interrotti.
E mentre fioccano le accuse reciproche tra Rutelli e Galan: "Il buco l'hai fatto tu" "No l'hai fatto tu" il pubblico nazionale e internazionale si aggira sgomento intorno alle recinzioni. Dentro, il vuoto.

Lorenzo Lamperti

lunedì 5 settembre 2011

Venezia, giorno 5: Film dell'altro mondo

Incontri cinematografici del quarto tipo. Il cinema italiano non è conosciuto nel mondo per essere all'avanguardia sui generi. O almeno non lo è più. Se qualche decennio fa Sergio Leone e Mario Bava riuscivano nell'impresa di diventare quasi mainstream con i loro western e horror, oggi chi ne fa le veci fa molta fatica.
I Manetti bros
Innanzitutto per la povertà di mezzi. Oggi girare un film di genere in Italia significa direttamente autoemarginarsi a un pubblico di nicchia. E i soldi per girare è già tanto se arrivano, quando arrivano. E' così una piacevole sorpresa accorgersi che invece nella 68esima edizione del festival di Venezia arrivano due film italiani sugli alieni. Un po' di vecchia sana Science Fiction non guasta, soprattutto nel panorama desolanetemente omologato del cinema italiano.
Ed ecco spuntare fuori L'ultimo terrestre di Gian Alfonso Pacinotti e L'arrivo di Wang dei Manetti bros. Diversi, eppure così simili gli autori di queste due pellicole. Stessa generazione, stessa passione per i fumetti e i romanzi di fantascienza. Magari Pacinotti, in arte Gipi, amava cose un po' ricercate e i Manetti quelle un po' più pop come i fumetti Marvel, ma comunque l'indirizzo culturale è quello. Gipi e i Manetti si ritrovano a Venezia.
Gipi è un affermato fumettista e L'ultimo terrestre, che racconta un'invasione aliena, è il suo primo film da regista. Si ritrova direttamente nella selezione ufficiale del festival ed è uno dei tre italiani in concorso. I Manetti bros, invece, approdano a Venezia dopo tanta gavetta e parecchie soddisfazioni. Il loro ultimo film, Piano 17, aveva fatto parlare di sé per il bassissimo budget con il quale era stato girato. Eppure era un signor thriller. Questa volta, con L'arrivo di Wang i Manetti bros si sono lasciati andare nella sperimentazione di effetti visivi sofisticati, grazie alla collaborazione con la Palantir Digital, studio all'avanguardia nella grafica 3d, anche se è un effetto ancora poco usato in Italia. I Manetti, i veri outsider della Mostra, non si sentono autori e il loro film è atipico rispetto a quelli che abitualmente si vedono al Lido.
Gipi e i Manetti uniti per la riscoperta dei generi in Italia. E tra tanti alieni, c'è anche un altro film italiano che parla di Cose dell'altro mondo, firmato da Francesco Patierno e recitato tra gli altri da Diego Abatantuono e Valentina Lodovini. Ma lì gli alieni sono altri...

Hanna, la fiaba glaciale di Joe Wright

di Elisa Fontana
Si apre in un’atmosfera glaciale da fiaba nordica il nuovo film di Joe Wright, che abbandona la sua ormai costante cifra stilistica, la trasposizione da opere letterarie (Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Il solista), e sceglie di cimentarsi in un genere apparentemente molto distante, quello del film d’azione.
Hanna (Saorsie Ronan), giovane figlia di un agente della Cia (Eric Bana), è nata e cresciuta tra i ghiacci delle foreste svedesi ed è stata addestrata per eccellere in tutto, dalle doti fisiche e di combattimento alle conoscenze intellettuali. Ma, come recita Bana in una battuta del suo personaggio, i figli crescono, e Hanna è ormai pronta per scoprire il mondo vero, abbandonare la glaciale immobilità della foresta e affrontare la sua antagonista: l’algida Marissa Wiegler (Cate Blanchett), che sguinzaglierà sulle sue tracce un manipolo di spietati assassini.
Wright si applica con impegno alla riuscita di un film di genere per lui inconsueto, curando il suo prodotto nei minimi dettagli e rendendolo proprio, giocando con gli stilemi letterari che gli sono familiari e introducendo riferimenti culturali di vario tipo.
E’ il modello della fiaba a farla indubbiamente da padrone, ribadito più volte dal costante riferimento ai fratelli Grimm. Il valore allegorico di questo modello permette al regista di giocare nella giusta misura con elementi simbolici, e adattare l’ immagine a vari livelli di significato: la foresta vera e quella metaforica, costituita dal mondo crudele in cui Hanna deve sopravvivere; il ‘lupo’ Marissa, dagli occhi glaciali di Cate Blanchett, che da cacciatore diverrà preda; il mondo alla rovescia della casa dei Grimm, in cui la fiaba si trasforma in un racconto dell’orrore. Contribuisce a questo gioco ben riuscito anche la colonna sonora originale dei Chemical Brothers, che da diegetica diventa extradiegetica e, alternativamente, coinvolge, confonde e inquieta.
Come in un Buildgsromance, Hanna affronta il mondo per scoprire l’ignoto e per crescere, cosa che, per lei, significa prima di tutto sopravvivere. E allora ecco entrare in scena tutte le risorse più tipiche e stereotipate del film d’azione: dagli inseguimenti, alle forze inesauribili dell’eroina, sino ad arrivare alla perfidia monolitica dei cattivi; espedienti, però, qui giustificatissimi, vero colpo di genio di Wright, dal riferimento alla fiaba.
Un prodotto ben riuscito quindi, dal ritmo incalzante, che riesce perfettamente a fondere generi diversi mantenendo il meglio di entrambi, senza incappare nell’elevato rischio di riuscire pretenzioso.

domenica 4 settembre 2011

Venezia, giorno 4: Migranti di successo

Al Pacino in versione Tony Montana nel 2011
Più che i suoi anni, 71, suonano gli applausi. Al Pacino si gode l'ennesima giornata trionfale della sua splendida carriera. Venezia è andata in deliquio per lui dopo aver assistito alla proiezione di Wild Salome, l'opera tratta da Oscar Wilde che segna il ritorno del vecchio Al dietro alla macchina da presa.
Dopo Riccardo III, Pacino si butta in un'altra impresa cinematografica: recuperare la figura della bella figlia di Erodiade, qui interpretata dalla rossa Jessica Chastain, reduce dal successo di The Tree of Life, malickiana Palma d'oro all'ultimi festival di Cannes. Alla conferenza stampa introdotta direttamente da Marco Muller, Al Pacino ha innanzitutto ricevuto il premio alla carriera Jaeger-Le Coultre e poi ha spiegato i motivi del suo ritorno da regista: "Volevo gettare una luce su Oscar Wilde. Per gli americani la cultura e la letteratura europee sono vissute come qualcosa di estraneo". La stessa cosa l'aveva fatta 15 anni fa con Shakespeare ma neppure Riccardo III aveva suscitato quegli entusiasmi di Wild Salome.
Al Pacino è parso in ottima forma, e questo sembra un periodo molto positivo per l'attore di tanti grandi film da Il Padrino a Carlito's Way. Solo qualche settimana fa era stato avvistato alla festa per l'uscita in Blu Ray di Scarface. Il 71 enne Al era vestito alla Tony Montana, il protagonista del celebre film di Brian De Palma datato 1983. 
E se Al Pacino, viste le sue origini, si può definire un migrante di successo, anche se non di prima generazione, giusto che la proiezione di Wild Salome capiti nello stesso giorno di quella di Terraferma di Emanuele Crialese. Anche qui si parla di migranti, anche se purtroppo non di successo. Terraferma racconta una terra, la Sicilia, terra d'origine sia di Crialese sia di Al Pacino. In una piccola isola si intrecciano i destini dei suoi abitanti, toccati dagli arrivi dei clandestini, provenienti dal Nord Africa, e in particolare quelli di due donne, un'isolana e un'immigrata. Crialese torna sulle tematiche del suo film precedente, Leone d'Argento a Venezia nel 2006, Nuovomondo. Se lì c'era una ricostruzione storica, con l'emigrazione degli italiani in America, qui si raccontano quasi fatti di cronaca, anche se Crialese dice: "La cronaca era tutto quello che sapevamo di dover evitare, un bagaglio da rielaborare e trasformare, per uscire dal linguaggio televisivo e cronachistico". 
Fortuna o miseria, alla fine è tutta questione del caso. O di latitudine.

sabato 3 settembre 2011

VENEZIA, Giorno 3: Cronenberg applaudito, Bellucci nuda

Il bello di un festival come Venezia è che in una giornata si può vedere di tutto, forse anche troppo. Le scelte, spesso angoscianti, su che cosa vedere sono il sale del festival. Mettere crocette e asterischi sul programma è uno dei passatempi più goderecci di un cinefilo. Capita così, che nel giorno numero 3 dell'edizione numero 68 della Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia si possa vedere il nuovo, attesissimo, film di David Cronenberg e scorgere Monica Bellucci in nudo integrale nel film di Louis Garrel.
Ma il destino dei due film pare essere molto diverso. Applausi e ovazioni per A Dangerous Method, l'opera che segna il ritorno sul grande schermo dell'autore, tra gli altri, di Videodrome, La mosca, M Butterfly, Crash, eXiSteNz e A History of Violence. Era da La promessa dell'assassino, anno di grazia 2007, che Cronenberg non faceva un film. A Dangerous Method sembra però ripagare l'attesa dei suoi numerosi estimatori, raccontando i rapporti tra Sigmund Freud, Carl Jung e la bella Sabina Spielrein, amante dell'uno e allieva dell'altro. Cronenberg ora sembra già il favorito per il Leone d'oro, considerando anche che il presidente di giuria Darren Aronofsky lo ammira molto. Viggo Mortensen, ancora con Cronenberg dopo A History of Violence e La promessa dell'assassino e Carl Fassbender sono una garanzia in un cast completato da Keira Knightley e Vincent Cassel.
La moglie del tenebroso francese, com'è noto Monica Bellucci, ha invece una sorte diversa dal successo del film di Cronenberg. Un été brulant è stato fischiato: pochi applausi e tanti buu. A nulla è servito il nudo integrale della Monica nazionale, che arriva pochi minuti dopo l'inizio del film. Nonostante non si trattasse di una prima assoluta (del nudo della Bellucci si intende) si era molto parlato e fantasticato intorno a una scena descritta come bollente. E invece si racconta di una posa statuaria, pudica, che non ha scaldato gli umori dei presenti in sala. A parte questo, il film di Garrel è stato criticatissimo. Eh va beh, non tutte le Bellucci escono col buco.

venerdì 2 settembre 2011

L'AGENDA DEL CINEMA, Tutti i film del week-end (2-4 settembre)

Gli appuntamenti del cinefilo milanese

Venerdì 2 settembre
  • Cinema in piazza. Super Size Me, Morgan Spurlock (2004). Ore 21,30, Piazza Città di Lombardia
  • Arianteo Porta Venezia. The Next Three Days (Haggis). Ore 21,30, Bastioni di Porta Venezia 3.
  • Arianteo Umanitaria. Un gelido inverno (Debra Granik). Ore 21,30, via San Barnaba 48.
  • Arianteo Conservatorio. Potiche (Ozon) e concerto "France". Ore 21, via Conservatorio 12.
Sabato 3 settembre
  • Cinema in piazza. Viaggio al centro della terra, Eric Brevig (2008). Ore 21,30.
  • Arianteo Porta Venezia. Harry Potter e i doni della morte parte II. Ore 21,30.
  • Arianteo Umanitaria. Porco rosso (Miyazaki). Ore 21,30.
  • Arianteo Conservatorio. Benvenuti al sud e concerto "Jazz...jazz e ironia". Ore 21.
Domenica 4 settembre
  • Cinema in piazza. La musica nel cuore, Kirsten Sheridan (2007). Ore 21,30.
  • Arianteo Porta Venezia. C'è chi dice no (Avellino). Ore 21,30.
  • Arianteo Umanitaria. The Killer Inside Me (Winterbottom). Ore 21,30.
  • Arianteo Conservatorio. Noi credevamo (Martone) e concerto "Noi credevamo... e crediamo ancora". Ore 21.