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martedì 26 aprile 2011

The Wrong Picture: Woody Allen a Roma

Woody torna sullo schermo. Non come regista, a quello ci siamo abituati. Un film ogni 12 mesi dal 1977, anno di Io e Annie, ormai ci siamo abituati. Con picchi di due film per anno, come successo nel 1989 con Edipo relitto e Crimini e misfatti. No, Woody torna sullo schermo come attore. E questa sì che è una notizia, perché era dal 2006, anno di Scoop, che Woody non recitava.
Sono un po’ di anni che Woody Allen preferisce starsene solamente dietro alla macchina da presa. Ogni tanto per provare a fare un film tragico, la sua vera antica ambizione, come Match Point e Sogni e delitti. Ce lo avreste visto voi il faccione di Woody in Match Point? Sarebbe stato un film completamente diverso. Perché quando si vede Woody si ride, sempre e comunque. Lui lo aveva capito in Hannah e le sue sorelle: pensava di aver fatto un film triste con un finale negativo e il pubblico lo aveva percepito come un film comico con un happy end. E poi anche nelle sue ultime commedie, tipo Vicky Christina Barcelona e Basta che funzioni, aveva preferito non recitare.
Ora, prima ancora che esca Midnight in Paris, film d’apertura del prossimo festival di Cannes, già si parla di The Wrong Picture, prossima fatica alleniana che verrà girata tra qualche mese a Roma. Woody, che recentemente aveva dichiarato che gli piacerebbe recitare di nuovo al fianco della mitica Diane Keaton, si è ritagliato una piccola parte nel film in progettazione. Al suo fianco la solita batteria di attori di successo e talenti emergenti: Penelope Cruz, Jesse Eisenberg (lo Zuckerberg di The Social Network) ed Ellen Page (Juno). Sì, perché recitare in un film di Woody è un po’ come finire in nazionale. Che poi è una nazionale che si è trasformata in una specie di baraccone ambulante in giro per il Vecchio Continente. Londra tre volte, Barcellona, di nuovo Londra, Parigi e ora Roma. L’anhedonia di Woody sembra portarlo a vagare lontano da Manhattan, il suo cantuccio, che ha immortalato solo una volta, in Basta che funzioni, negli ultimi sette anni, lui che prima non si era quasi mai spostato da lì.
Woody torna sullo schermo. Woody dallo schermo non se n’è mai andato.

venerdì 22 aprile 2011

I film di Pasqua: passioni e conigli

Croci o conigli. Per Pasqua il cinema non lascia molta scelta. I produttori e i registi sono sempre stati più affascinati dall’albero di Natale e dal panettone piuttosto che dall’uovo e dalla colomba. E così, per chi volesse guardarsi dei film tipicamente pasquali, non resta altro che sottomettersi alla visione dei soliti polpettoni che le tv propinano ogni anno. I più gettonati sono sempre La tunica e Ben Hur, nei quali si incontra la figura di Gesù. Negli ultimi anni spopola il truculento La Passione di Cristo di Mel Gibson, che qualche giorno fa si è meritato la prima serata di La7, con tanto di presentazione del film di Enrico Mentana. Per i meno tradizionalisti c’è il musical Jesus Christ Superstar.
C’è poi il filone dei conigli, simbolo tradizionalmente legato alla Pasqua. Da Chi ha incastrato Roger Rabbit? ad Alice nel paese delle meraviglie, da Donnie Darko al nuovissimo Hop (film d’animazione in uscita venerdì 22 aprile), le variazioni sul tema sono moltissime, anche se non incentrate sulle festività pasquali. Uno dei pochi film ambientati interamente durante la Pasqua è Easter Parade (Ti amavo senza saperlo, 1948) di Charles Walters, unico film in cui Fred Astaire, che sostituì un infortunato Gene Kelly, balla con Judy Garland.
Un consiglio per vedere un film che c’entri con la Pasqua senza annoiarsi mortalmente? L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Forse il più bel film sul Cristo di sempre.

Cinesofia: un nodo alla gola

In principio fu Dostoevskij. Poi ci sono stati Freud e Nietzsche. Ma tutto ha origine nell’articolo di Raskol’nikov, di cui si dà notizia in Delitto e castigo. L’eroe dostoevskijano proponeva la divisione degli uomini in ordinari e straordinari. Secondo lui, gli uomini straordinari avevano il diritto di compiere azioni immorali per un più grande disegno morale. La tragedia di Raskol’nikov non è il rimorso delle sue azioni immorali, ma il fallimento della sfida con se stesso: Raskol’nikov non è un uomo straordinario.
Gli stessi principi sono messi in gioco da Rope (1948; Nodo alla gola) di Alfred Hitchcock, proiettato venerdì 22 aprile alle ore 20 all’Auditorium San Fedele di Milano per il settimo appuntamento della rassegna “Cinesofia”. Rope è probabilmente uno dei migliori film del grande Alfred, anche dal punto di vista tecnico. Il film è composto da una serie di piani sequenza, separati l’uno dall’altro da dissolvenze in nero che coincidono con l’esaurirsi delle bobine di pellicola. La storia è quella di due ragazzi che mettono in pratica la teoria propugnata da un loro professore, interpretato da James Stewart, sul superuomo. Uccidono un compagno e organizzano un banchetto con amici e parenti nello stesso luogo dove si trova il cadavere.
Dopo la visione ci sarà un dibattito. Per info: http://www.sanfedele.net/

martedì 19 aprile 2011

CinemAvvenire, stage al Festival di Venezia


Il cinema guarda all’avvenire. In occasione della prossima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, CinemAvvenire organizza uno stage per i giovani appassionati della settima arte. È il ventesimo anno che CinemAvvenire organizza un punto di incontro e di accoglienza al festival, visto che la prima volta lo aveva fatto nel 1992.
Lo stand di CinemAvvenire allo scorso festival di Venezia
È interessante l’opportunità offerta a tanti studenti e tanti giovani di realizzare uno stage di formazione e di aggiornamento, che tra l’altro prevede anche il riconoscimento di crediti formativi validi per varie università e per la formazione in Art-Counseling presso le scuole di Counseling. Lo stage comincia il 29 agosto, due giorni prima dell’inizio della Mostra. In questi due giorni lo stage si articola sul tema “Cinema e arti visive”. Alle attività previste farà seguito un seminario introduttivo all’analisi del film, con tanto di proiezione di spezzoni di film funzionali all’argomento trattato.
La seconda parte dello stage, quella più attiva, si svolge durante gli 11 giorni di durata del festival. I partecipanti saranno impegnati nella redazione del sito internet di CinemAvvenire con recensioni e approfondimenti, nella realizzazione di filmati a carattere documentario sulla Mostra e nella partecipazione alla giuria di CinemAvvenire.
Per maggiori informazioni: www.cinemavvenire.it

lunedì 18 aprile 2011

Il cinema Gnomo mostra le "donne nel cinema"

Un altro nastro rosa. Rassegna toccata e fuga al cinema Gnomo sulle “Donne nel cinema”, proseguendo idealmente il tema di “Aspettando Cannes”. Nella tre giorni che va da martedì 19 a giovedì 21 aprile, verranno proiettati tre film che vedono al centro dell’azione il gentil sesso. E sono tutti film recenti.
Si comincia martedì con Gianni e le donne, opera seconda di Gianni De Gregorio, che aveva sorpreso in positivo con il divertentissimo Pranzo di ferragosto. Si prosegue mercoledì con Potiche – La bella statuina, l’ultima opera del francese François Ozon, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica anche nelle sale milanesi. Si conclude con We want Sex di Nigel Cole, che racconta lo storico sciopero del 1968 a Dagenham, quando 187 operaie alle macchina da cucire della Ford, guidate da Rita O’Grady, attirarono l’attenzione della comunità e del governo.
Per maggiori informazioni: www.comune.milano.it/spettacoli

venerdì 15 aprile 2011

Il cinema di Sofia Coppola all'Oberdan

Somewhere. Quel "where" è lo Spazio Oberdan di Milano, che ospita da venerdì 15 a domenica 24 aprile una rassegna dedicata al cinema di Sofia Coppola. Fresca vincitrice del Leone d'Oro allo scorso festival di Venezia grazie a Somewhere, Sofia Coppola ha un profondo legame con l'Italia. A partire dalle origini, ovviamente, essendo figlia del grande Francis Ford Coppola, regista di capolavori del cinema come Il Padrino e Apocalypse Now
In cartellone i suoi quattro lungometraggi: Il giardino delle vergini suicide, Lost in Translation con Bill Murray e una giovanissima Scarlett Johansson, Marie Antoniette con Kirsten Dunst e appunto Somewhere. In aggiunta viene proiettato anche il cortometraggio Lick the Star, bianco e nero girato nel 1988. Un cinema straniato e straniante quello di Sofia Coppola, concentrato su personaggi diversi tra loro ma sempre attraversati da un malessere esistenziale che li porta a vivere non-luoghi e non-vite. Da conoscere nei prossimi giorni allo Spazio Oberdan.
Per il programma completo: www.cinetecamilano.it

Habemus Papam, Nanni Moretti racconta la Chiesa

di Roberta Pellegrini
iCine

Due mesi fa l’“Espresso” usciva in edicola con Nanni Moretti in copertina e un servizio esclusivo che rivelava trame e segreti del nuovo film. Chi abbia avuto la sventura di imbattersi in quell’articolo si spera abbia anche avuto il buon senso di non proseguire nella lettura perché a (ri)leggerlo oggi appare inverosimile il numero di dettagli rivelati. Per rispetto di chi realizza un film e dei suoi futuri spettatori non bisognerebbe mai svelare troppo e per “Habemus Papam” sarebbe sufficiente dire che è la storia di un Pontefice (Michel Piccoli) fresco di elezione in Conclave, che cade vittima della depressione e per il quale viene chiamato in soccorso il più bravo psicanalista in circolazione (Nanni Moretti).
Per fortuna le grandi opere vivono grazie a quel margine di imprevedibilità che nessun resoconto verbale può restituire e “Habemus Papam” è una di queste. L’ossessione per il colore rosso che attraversa la filmografia di Moretti trova qui la sua più compiuta manifestazione, viene quasi da pensare che il rosso cardinalizio, ricombinabile e ricombinato all’infinito nello spazio dell’inquadratura, da solo possa essere servito come motore di ispirazione nella costruzione visiva di questo film in cui c’è tutto il Moretti che conosciamo. C’è la passione per lo sport nei tornei di pallavolo tra cardinali. C’è la psicoanalisi che si scontra con la fede e dall’apparente inconciliabilità tra inconscio e anima si passa all’affermazione che “nella Bibbia ci sono tutti i sintomi della depressione”. C’è l’arma potente dell’ironia, qui insolitamente bonaria, che era stata offuscata dalla messa in scena di un dolore troppo grande ne “La stanza del figlio” e da una denuncia politica troppo sentita nel “Caimano”.
Senza queste ultime pellicole sarebbe però impensabile oggi un Nanni Moretti che si fa da parte e lascia spazio al crepuscolare Michel Piccoli, ritratto nella sua commovente solitudine come solo Manoel de Oliveira aveva saputo fare dieci anni fa in “Ritorno a casa”. Il Papa Melville (chiaro riferimento al cineasta francese) è fallibile come un uomo ed è soffocato da un opprimente senso di inadeguatezza. Osserva le masse di fedeli di nascosto da una finestra che non è quella ufficiale, si mescola alla folla e rivolge lo sguardo verso San Pietro come se fosse un uomo qualunque. Accanto allo straordinario attore francese ritroviamo alcuni attori già morettiani (Margherita Buy, Jerzy Stuhr, Dario Cantarelli, Renato Scarpa). Tornano a collaborare con il regista Francesco Piccolo e Federica Pontremoli per la sceneggiatura e Franco Piersanti per le musiche, mentre si annoverano per la prima volta la co-produzione di Domenico Procacci e la scenografia di Paola Bizzarri, che riproduce con accuratezza le solenni stanze vaticane.
Moretti tiene insieme i vari elementi da superbo direttore d’orchestra per creare un film non anticlericale né scandaloso, ma che resta il film di un non credente ed è per questo più autentico e non influenzato dalla reverenziale sottomissione alle massime figure ecclesiastiche di certa fiction televisiva. Non poteva che essere un regista italiano e romano a raccontare il potere temporale al cinema e la presentazione al Festival di Cannes – la conferma ufficiale è arrivata ieri – con un’icona del cinema d’Oltralpe come protagonista difficilmente lascerà indifferenti i francesi.