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venerdì 14 gennaio 2011

Venerdì 14 gennaio: i film in uscita

Finisce la settimana e torna a sentirsi la febbre del venerdì sera. E' il giorno in cui nei cinema arrivano le nuove uscite. E venerdì 14 gennaio è il primo venerdì di uscite dell'anno, visto che con le festività natalizie le date di uscita dei film erano state sfalsate. Ma cosa arriva questa settimana in sala?
Il titolo più atteso è sicuramente La versione di Barney, tratto dall'omonimo, celebratissimo romanzo di Mordecai Richler. L'irriverente storia di un uomo alla perenne ricerca di qualcosa che non ha, con un soggetto che sembra preso dal terzo fratello Coen, che di nome sembra faccia Woody. Regia di Richard J. Lewis, onesto mestierante delle varie serie di CSI. Interprete principale il grande Paul Giamatti, già in odore di Oscar. Il film, trascurato dalla giuria allo scorso festival di Venezia, potrebbe prendersi la rivincita al botteghino.
Il pubblico andrà certamente a vedere Vi presento i nostri, terzo capitolo della saga dei Fotter e dei Byrne. Il cast è sempre più smisurato: a Ben Stiller, Robert De Niro, Dustin Hoffmann e Barbra Streisand si aggiungono Jessica Alba, Harvey Keitel e Owen Wilson. Il problema è che il prodotto sembra stanco e bolso già dal trailer. Ci si annoia in un minuto e mezzo, figurarsi con il film intero.
La fame di chi ama le catastrofi futuristiche c'è Skyline, che dalle immagini circolate in anteprima sembra tanto la classica spacconata di effetti speciali e rumori in dolby di inzio anno. Per i bambini, arriva L'orso Yoghi, ovviamente in 3d come vuole la moda del momento. 
Per chi volesse andarsi a vedere qualcosa di diverso, arriva Kill me Please, l'irriverente film di Olias Barco, regista francese e transfugo in Belgio, paese che sta producendo parecchie opere non convenzionali negli ultimi tempi. Humour nero e riflessioni non banali sull'eutanasia sono la ricetta del film. Insomma, a chi ha due serate da dedicare al cinema consigliamo Barney&Barco. Buona visione.

giovedì 13 gennaio 2011

Legend Film Festival

Prosegue il Legend Film Festival, la mostra cinematografica itinerante con la direzione artistica di Filippo Mazzarella, presentata in diverse città d'Italia. L'iniziativa vuole riportare nelle sale i grandi film del passato, quei titoli che hanno reso grande il cinema. La rassegna era cominciata il 27 ottobre, con una serata speciale dedicata al 25esimo compleanno dell'uscita di Ritorno al futuro, film culto degli anni '80. Il clamoroso successo di pubblico è parzialmente stato confermato nelle seguenti settimane, quando sono stati in cartellone, tra i vari film, A qualcuno piace caldo, Il padrino, Quei bravi ragazzi e La vita è una cosa meravigliosa.Con il nuovo anno, il cinema Arcobaleno di viale Tunisia ospita le proiezioni degli ultimi cinque film della rassegna. Le giornate delle visioni sono il giovedì e il lunedì. In questi giorni è possibile riammirare sul grande schermo Edward mani di forbice di Tim Burton, con un indimenticabile Johnny Depp. 
Nelle prossime settimane, in programma il magnifico Billy Wilder di Irma la dolce, con Jack Lemmon e Shirley MacLaine, Hollywood Party di Blake Edwards e Marnie di Alfred Hitchcock. Il gran finale è dedicato a Frankenstein Junior, grande successo di Mel Brooks con un memorabile Gene Wilder. Tutte i film sono introdotti dalla presentazione di un critico cinematografico.

martedì 11 gennaio 2011

La giusta lettura di Natale in Sudafrica

“Volgari si nasce. La volgarità, nelle arti, la volgarità piacevole, che vi incanta, è inimitabile. È un dono di natura come il genio”. Questa frase di Corrado Alvaro ben si adatta a un film come Natale in Sudafrica. Cinepanettone, film-spazzatura, e tante altre etichette sono state affibbiate nel passato all’uscita natalizia del triumvirato De Laurentiis-Neri Parenti-Christian De Sica. Non ha fatto eccezione l’ultima fatica dei tre artisti, Natale in Sudafrica appunto.
Non stupisce la miopia dei soliti critici che l’hanno nel migliore delle ipotesi trascurato. Altri l’hanno dileggiato, altri diffamato. Ma Natale in Sudafrica è molto più di tette, culi e waka waka. Innanzitutto, il film è un complesso gioco di citazioni e rimandi che non tutti riescono a cogliere. Guardiamo ai nomi di alcuni personaggi: Tagliabue, chiaro riferimento al pittore italiano, Vitellozzo, omaggio al Carlo Monni di Non ci resta che piangere con Benigni e Troisi. Anche il nome del protagonista, Carlo, pare sia una citazione di un film neorealista. Christian De Sica ha detto a Sette: ”Sai, se ti dovessi raccontare drammaturgicamente la storia non saprei cosa dirti perché è sempre la stessa, da ventisette anni”. E questo è un altro dei meriti dell’opera. La ripetizione degli stessi schemi narrativi è funzionale allo studio della psiche dei personaggi. Neri Parenti, in un meccanismo ormai oliato a dovere, è in grado di affastellare uno dopo l’altro grandi temi, nascosti dietro frasi becere e volgari.
Una delle fasi più drammatiche del film
Ed è proprio questa la forza di Natale in Sudafrica. Non impone allo spettatore la sua artisticità, ma la lascia scoprire. Prendiamo come tema la spasmodica ricerca di rapporti sessuali. Il Casanova di Federico Fellini tratta il tema con eccessiva evidenza. La voglia di sesso del Casanova è segno fin troppo evidente del suo desiderio di morte. Il desiderio erotico dei personaggi parentiani sembra a prima vista solamente la voglia di espletamento di un bisogno fisiologico. A una lettura più attenta, si capisce che traccia invece le linee di un pensiero esistenzialista di elevato contenuto filosofico. Non è un mistero che Parenti si ispiri costantemente al lavoro di Jacques Becker, Il rifiuto della morte. Natale in Sudafrica sotterra, nasconde, i suoi riferimenti alti, tra i quali si riescono comunque a riconoscere tracce di Kierkegaard, Hume, Benedetto Croce e Don Lurio. Il film diventa così un prodotto elitario, con vari livelli di lettura. E la grandezza di Natale in Sudafrica è quella di unire la volgarità e il pensiero filosofico alla denuncia sociale. Quando uno dei protagonisti finisce nella monnezza di Napoli si ritrovano tutti quegli elementi di denuncia del degrado della società italiana che rendevano grande il cinema italiano di qualche tempo fa.

sabato 8 gennaio 2011

Cosa resterà del cinema degli anni '80

Very ordinary people. Gli anni ’80 del cinema americano rivivono dal 7 al 26 gennaio allo Spazio Oberdan di Milano in una rassegna dal titolo: “Ordinary People: il grande cinema popolare americano degli anni 80”. Dopo il realismo della New Hollywood e la poetica dell’antieroe, negli anni Ottanta il cinema americano torna a sfornare eroi. Icone. Spesso non più in carne e ossa, E.T. docet. È il nuovo decennio dei divi: Robert De Niro, Al Pacino, Dustin Hoffmann, Jack Nicholson, Meryl Streep, Harrison Ford e chi più ne ha più ne metta.
È il decennio dei grandi film popolari: Ritorno al futuro, Indiana Jones, E.T., I Goonies e tanti altri. La Cineteca di Milano ha operato una selezione e propone una serie di titoli mitici, che toccano un po’ tutti i generi.
Un'immagine di Ufficiale e gentiluomo
Gente comune di Robert Redford, Kramer contro Kramer con Dustin Hoffmann e Meryl Streep, e Il grande freddo di Lawrence Kasdan offrono riflessioni sulla famiglia americana e sui rapporti interpersonali nella società degli eighties. Ufficiale e gentiluomo e American Gigolò con Richard Gere, Flashdance e La mia Africa di Sydney Pollack sono alcuni dei grandi melodrammi sentimentali del decennio. E.T., Blade Runner e Cocoon di Ron Howard sono solo degli esempi, molto diversi tra loro, del grande successo che il cinema di fantascienza ha avuto negli anni ’80. C’è spazio anche per il gangster movie, con Gli intoccabili di Brian De Palma, e per il cinema d’autore con Manhattan di Woody Allen e Full Metal Jacket di Kubrick.
Selezione parziale e arbitraria, certo, ma utile per andare a riassaporare l’atmosfera di un cinema “arrivato e già/scivolato via”.

Per il programma completo: http://www.cinetecamilano.it/.

giovedì 6 gennaio 2011

Clint Eastwood e la vita dopo la morte

“Che cosa succede dopo la morte?” Chi non si è mai fatto almeno una volta nella vita questa domanda? Una domanda alla base di gran parte dei pensieri umani, da quando l’uomo è dotato di ragione. Cristiani, ebrei, musulmani, buddhisti, induisti, atei, atei esistenzialisti, atei agnostici, gnostici. Chiunque ha una sua versione. Nessuno può certificare quale sia quella giusta. O se esista una versione giusta.
Clint Eastwood prova a dare una sua risposta al quesito che tutti ci poniamo nel suo nuovo film, Hereafter, in sala dal 5 gennaio. Lo fa con una storia corale sulla tematica dell’aldilà e di una possibile vita dopo la morte. Marie è una giornalista francese sopravvissuta allo tsunami del 2004, dopo essere rimasta sospesa per qualche istante tra la vita e la morte. Marcus è un ragazzino inglese, figlio di una madre tossicodipendente, che non riesce a rassegnarsi della perdita del fratello gemello Jacob, di cui subiva evidentemente la spiccata personalità. Al centro c’è George, un operaio amante dei romanzi di Charles Dickens, che dopo un’operazione sbagliata riceve un dono non richiesto, quello di potersi mettere in contatto con i morti.
Bryce Dallas Howard e Matt Damon
in una scena di Hereafter
Le vicende dei tre personaggi si incrociano a Londra. E lo fanno in maniera piuttosto artificiosa. Peter Morgan, che si era contraddistinto per la brillantezza di scrittura in film recenti come The Queen e Frost/Nixon, confeziona una sceneggiatura zoppicante. Sorprende  quella certa ingenuità che si vede sempre più spesso nei film di Eastwood, da Gran Torino a Invictus solo per citare gli ultimi esempi. Sinceramente imbarazzanti alcuni passaggi narrativi, ma l’involucro è come al solito perfetto nei film del vecchio Clint. Regia impeccabile, messa in scena classicheggiante, colonna sonora azzeccata. Il tratto di Eastwood lo si vede, e lo si apprezza, soprattutto nel filone dei due gemelli inglesi. Il modo in cui il regista americano riesce a rappresentare l’infanzia è sempre toccante. Meno toccante l’ininfluente comparsata di Bryce Dallas Howard.
Né thriller sovrannaturale, né dramma psicologico, Hereafter è un film che esplora il confronto della vita con la morte. Niente di più, niente di meno. E le risposte non sono sempre convincenti. Probabilmente Eastwood, non più di primissimo pelo, comincia a riflettere seriamente su quel che aspetta ognuno di noi “dopo”. Se dopo la morte continuiamo a vivere nei ricordi altrui, certamente Eastwood non resterà nella memoria degli appassionati di cinema grazie a Hereafter.

martedì 4 gennaio 2011

Ma che bella giornata per Checco Zalone!

Un terrone che sconfigge il terrore. Così Luca Medici, in arte Checco Zalone, riassume la trama di Che bella giornata, seconda apparizione sul grande schermo del comico rivelatosi con Zelig su Canale5. Il film, diretto da Gennaro Nunziante, esce in questi giorni nelle sale italiane distribuito da Medusa. Checco Zalone interpreta un pugliese che si ritrova a fare l’addetto alla sicurezza del Duomo di Milano. Un giorno conosce una ragazza araba che ha intenzioni terroristiche. Checco sventerà l’attentato. Il “cozzalone”, come lui stesso definisce, sembra voler giocare come di suo consueto sui luoghi comuni. D’altra parte il format funziona, visto il successo del precedente Cado dalle nubi.
Nei mesi scorsi, il comico pugliese si era schierato sfavore della protesta del mondo del cinema contro i tagli alla cultura. Ora, il suo film esce in tutta Italia in 850 copie. Fino a pochi giorni fa dovevano essere 630. Medusa lo ha annunciato in una conferenza stampa.
In questi casi, si dice sempre che il già certo successo di pubblico del film farà bene al cinema italiano. Forse anche ai cinemi. D’altra parte, “siamo una squadra fortissimi”.

domenica 2 gennaio 2011

I film del 2011

Una delle rere immagini reperibili di Tree of Life
Il 2011 sarà l’anno dei film tratti dai fumetti, dei sequel e dei prequel, dei sequel e dei prequel dei film tratti dai fumetti. Oppure da videogiochi. Ma sarà anche l’anno dei grandi autori. Alcuni tornano a fare cinema dopo parecchi anni. È il caso di Terrence Malick, alla sua quinta regia in 37 anni. A cinque anni di distanza da The New World, Malick torna al cinema con Tree of Life, film che è già una piccola leggenda prima di uscire nelle sale. Doveva essere pronto per Cannes lo scorso maggio, poi si diceva sarebbe stato il colpo a effetto di Venezia. Niente di tutto questo. Il perfezionista Malick sta ancora ultimando la postproduzione della pellicola, nel cui cast figurano Brad Pitt e Sean Penn.
Sean Penn, rocker nel nuovo
film di Paolo Sorrentino
A proposito di Sean Penn, sarà lui il protagonista del primo film hollywoodiano di Paolo Sorrentino, This Must Be the Place, storia di un ex rocker alla ricerca del militare che ordinò l’uccisione del padre. Ma il 2011 comincia con Clint Eastwood e il suo nuovo thriller paranormale, Hereafter, già passato sugli schermi italiani al Torino Film Festival. Sempre il 5 gennaio esce Che bella giornata di Checco Zalone, che ci riprova dopo l’ottimo risultato (commerciale) di Cado dalle nubi. Lo stesso giorno esce Tamara Drewe di Stephen Frears, il regista di Relazioni pericolose e The Queen. Restando a gennaio, in programma La versione di Barney e Vallanzasca di Michele Placido (il 21). A febbraio arrivano Le avventure di Gulliver con Jack Black, e poi una folta schiera di film d’autore: Biutiful di Alejandro Inarritu con un eccezionale Javier Bardem, Another Year di Mike Leigh, 127 ore di Danny Boyle e Black Swan di Darren Aronofsky. Attesissimo Il Grinta dei fratelli Coen con Jeff Bridges e Matt Damon, in uscita il 18 febbraio.
Per l’estate, uscirà il solito Woody Allen con Midnight in Paris, girato a Parigi con una piccola parte della prémiere dame Carla Bruni. Sul finire dell’anno dovrebbe invece vedere la luce Dark Shadows, la nuova fiaba gotica della premiata ditta Tim Burton-Johnny Depp. Non c’è ancora una data precisa per Nanni Moretti e il suo Habemus Papam, ma la primavera dovrebbe essere il momento giusto. Nessuna data ufficiale anche per Sinatra, il biopic a firma di Martin Scorsese.
Chris Evans con lo scudo di Capitan America
Fumetti, dicevamo. Nel 2011 arriveranno in sala: Sin City 2, Conan, Capitan America con Chris Evans e Samuel L. Jackson, Thor di Kenneth Branagh, The Wolverine di Darren Aronofsky, X-Men: First Class, Green Lantern, Deadpool. Meritano una citazione a parte Green Hornet di Michel Gondry, lettura impertinente dei miti supereroistici, e Dylan Dog, adattamento della mitica serie di Sergio Bonelli. Restando in tema di fumetti, torna al cinema anche il cartoonist Kevin Smith, regista di Dogma e Clerks, con l’horror Red State.
Hollywood razzia ormai qualsiasi fonte, compresi videogiochi e cartoni animati. In arrivo così i film su World of Warcraft di Sam Raimi, Puffi, Le avventure di Tintin con la regia di Steven Spielberg, Tre moschettieri in 3d di Paul W.S. Anderson, Cappuccetto rosso di Catherine Hardwicke.
Continua l’epidemia dei seguiti: Scream 4, Fast and Furious 5, Terminator 5, Scary Movie 5, Sherlock Holmes 2 di Guy Ritchie, Rambo VMission Impossible Ghost Protocol, il prequel di Robocop di Darren Aronofsky. A luglio finisce l’epopea di Harry Potter con la seconda parte de I doni della morte. Penultimo capitolo per la saga di Twilight con Breaking Dawn Part I. In Italia ci difendiamo con Benvenuti al nord e Femmine contro maschi, seguiti di Benvenuti al sud e Maschi contro femmine, ma anche con Manuale d’amore 3.
Segnalazione finale per Sucker Punch di Zack Snyder, regista visionario di 300 e del sottovalutato Watchmen. Guarda caso, due fumetti.