Visualizzazioni totali

lunedì 14 febbraio 2011

Miracolo al cinema

Miracolo allo Strehler. Lunedì 14 febbraio, alle 19, viene presentata al teatro Strehler di Milano la versione restaurata di Miracolo a Milano, il film di Vittorio De Sica del 1951. Sono passati 60 anni dalla sua prima proiezione al cinema Odeon e ora i milanesi provano a vedere se c'è in loro ancora qualche traccia di quelli, un po' edulcorati, messi in scena dal grande regista di Ladri di biciclette e Umberto D. Miracolo a Milano è celebre soprattutto per il volo dei barboni sulle scope sopra le guglie del Duomo. Ai tempi, lo criticarono sia destra che sinistra. Da una parte vedevano il magico volo finale l'ascesa alla società socialista. Dall'altra ne criticarono aspramente il buonismo. La realtà di oggi è quella di un film che può offrire ai milanesi un'occasione per vedere la propria città su un grande schermo. E in un film d'autore. 


domenica 13 febbraio 2011

Gianni e le donne


Gianni è tornato. Il sessantenne romano che aveva conquistato il pubblico nel 2008, occupandosi di un’allegra combriccola di anziane signore nel delizioso “Pranzo di Ferragosto”, è protagonista di una nuova pellicola. Non si tratta dello stesso personaggio ma di un suo doppio. Ne conserva il nome, la maschera ricalcata su se stesso da Gianni Di Gregorio, il quartiere di residenza, persino la madre. Stavolta però le donne della sua vita sono molte di più e di ogni età: la moglie glaciale, la figlia adolescente (figlia dello stesso Di Gregorio), la badante della madre, la giovane vicina, un’amica di famiglia non vista per anni, una vecchia fiamma e un turbinio di altre creature di sesso femminile che gli si aggirano intorno anche solo quando cammina per la strada. Basta che un suo amico gli apra gli occhi sul fatto che lui sia l’unico uomo in circolazione a non avere un’amante per scuoterlo dal torpore e dall’apatia dell’età che avanza.
In un momento in cui si discute tanto in Italia dei rapporti tra uomini maturi e giovani ragazze, “Gianni e le donne” giunge in sala come dimostrazione evidente che col venir meno di due fattori, soldi e potere, l’uomo maturo agli occhi della giovane ragazza non è altro che un “nonno”. Il personaggio, separato da un confine piuttosto labile dall’attore, che coincide a sua volta con lo sceneggiatore e con il regista, compie questa riflessione con lo stesso perfetto equilibrio della sua opera precendente tra ironia e malinconia, sottile e per questo più struggente. Di Gregorio conferma nei panni della madre l’esilarante Valeria de Franciscis Bendoni, trasformandola in un’icona dell’immaginario collettivo, sfrutta la spontaneità degli attori-non attori che sceglie e procede nella narrazione per quadri successivi con una leggerezza che è ormai cifra stilistica del suo fare cinema. Il legame con il primo film è talmente forte che sembra possa esserci un nuovo capitolo in cantiere, come ideale completamento di una trilogia. E’ quello che il regista ha solo accennato ed è quello che ci auguriamo succeda.

Roberta Pellegrini
iCine.it

sabato 12 febbraio 2011

LA CITAZIONE, 12 febbraio 2011


Mio fratello mi picchiava. Mia sorella picchiavia mio fratello e me. Mio padre picchiava mia sorella, mio fratello e me. Mia madre picchiava mio padre, mia sorella, mio fratello e me. I vicini picchiavano tutta la famiglia. Quelli dell'altro isolato picchiavano i vicini e tutta la mia famiglia.
(Zelig, Woody Allen)

venerdì 11 febbraio 2011

Cinesofia, venerdì 11 febbraio

Venerdì 11 febbraio, ore 20
Auditorium San Fedele, Via Hoepli
per la rassegna Cinesofia
Una storia vera di David Lynch
Nuovo appuntamento con la rassegna cinesofica, che si propone di esplorare le contaminazioni tra filosofia e settima arte. E' il turno di David Lynch e Una storia vera, film atipico all'interno della produzione del regista del Montana. Niente mostri, niente allucinazioni, niente atmosfere lynchane in questo film, che racconta la storia di un anziano che attraversa l'America su una motofalciatrice per andare a trovare il fratello reduce da un infarto. Prima della proiezione, spazio alla discussione con Bruno Fornara e Fulvio Carmagnola sull'"Essere al mondo e narrazione".

Berlino Film Festival 2011

Che verso fa l'Orso? E' da tempo immemore che il cinema italiano non lo ascolta più. Esattamente dal 1991. Anno in cui Marco Ferreri vince il festival di Berlino, e dunque l'Orso d'oro, con La casa del sorriso. Da allora, solo mazzate, esclusioni, indifferenza. Per il 2011 la parola dell'anno è macchietta: i tedeschi potranno divertirsi con Qualunquemente di Antonio Albanese, presentato venerdì 11 febbraio ovviamente fuori concorso. Fa comunque specie l'indifferenza generale, soprattutto in televisione, verso questo festival, che ha da tempo sbaragliato Venezia al secondo posto delle manifestazioni cinematografiche più importanti in Europa.
L'edizione 2011 si è aperto giovedì 10 febbraio con Il Grinta dei fratelli Coen, accolto bene dalla critica e benissimo dal pubblico. Jeff Bridges ha spopolato tra interviste e photocall. Ma la Berlinale diretta da Dieter Kosslick ai lustrini lascia poco spazio. Molta sostanza, dunque, con un interessante misto di grandi maestri ed esordienti più o meno giovani. Nella prima categoria rientrano Wim Wenders e Werner Herzog che presentano rispettivamente una biografia di Pina Bausch e un documentario in 3d. Presente anche Bela Tarr, il maestro del cinema ungherese, con The Turin Horse, che racconta un episodio della vita del filosofo Friedrich Nietzsche. Esordio dietro la macchina da presa per Ralph Fiennes con Coriolano, trasposizione del dramma shakespeariano. L'incombenza di consegnare l'Orso ce l'avrà Isabella Rossellini, che presiede la giuria.
Tra le numerose sezioni collaterali meritano una citazione Culinary Cinema, consueta rassegna di titoli legati al tema del cibo, e la retrospettiva su Ingmar Bergman. Si tratta di un omaggio a uno dei più grandi registi di tutti i tempi. Per il pubblico di Berlino sarà possibile vedere non solo i moltissimi film da lui diretti, ma anche quelli da lui sceneggiati, a partire da Spasimo di Alf Sjoberg. Con Bergman si va sul sicuro, tra i suoi film se ne può vedere uno qualunquemente.

Lorenzo Lamperti

giovedì 10 febbraio 2011

La crescita dei cinema in Italia: giù il pubblico, su il biglietto

Bastano un poco di euro e la pellicola va giù. Mentre le sale cadono una a una, c'è ancora chi dice che il cinema in Italia sta bene, anzi è in crescita. "Nel 2010, le sale italiane hanno visto una crescita del 15%". Si dà per scontato che l'aumento significhi più pubblico, ma non è proprio così. L'aumento è stato soprattutto di tipo economico. Nel 2010 il cinema ha incassato quasi il 18% in più che nel 2009. Peccato che su questo dato si nasconda un'incidenza fortissima del 3d, che ha costi più alti. Un biglietto per un film in 3d costa mediamente tre euro in più del biglietto per un film normale. Chiaro che nel 2010, anno in cui Avatar ha segnato l'esplosione della tecnologia a tre dimensioni, si sarebbe registrata una crescita. Insomma, sì, gli spetttatori sono in assoluto aumentati, ma di poco: quello che è aumentato tanto è il guadagno sul biglietto singolo. Il problema, però, è che solo i cinema predisposti al 3d, quindi i multiplex, crescono. Gli altri, comprese le sale storiche e d'essai, vivono un declino inesorabile che li sta portando alla chiusura. Risultato? Poche sale, pochi film, tanti soldi (da spendere).
E intanto, quasi sotto silenzio, il governo sta per far passare la tassa di scopo. Si tratta di un'imposta di un euro sul biglietto, finalizzata al finanziamento del cinema italiano. Cosa nobile? Mica tanto. Nel triennio 2008-2010 c'è stato un aumento medio del 15% sul biglietto, non solo per il 3d. In più, i film italiani rappresentano il 65% della quota di mercato. Sulla giostra dell'argent vague nostrana si siedono i vari cinepanettoni, cinecolombe, cineombrelloni, zaloni, albanesi, aldogiovanniegiacomi. Non proprio un momento di crisi. Il tutto nello spregio degli esercenti, che in merito non sono stati  neppure interpellati e che ora minacciano il boicottaggio dei film italiani. Agis e Anec hanno preso le difese degli esercenti, attaccando un sovrapprezzo "estemporaneo e iniquo con ogni inziativa di comunicazione". E intanto il cinema italiano indipendente e di qualità resta invisibile. Anzi, disperso. Si potrebbe andare a protestare dal ministro della Cultura. Come? Ah, già, è da due mesi che non ce l'abbiamo.

mercoledì 9 febbraio 2011

LA CITAZIONE, 9 febbraio 2011

Non è la presenza di Dio che rassicura l'uomo, ma la sua assenza.
(Le Mépris, Jean-Luc Godard)