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martedì 7 giugno 2011

A Milano più dintorni che Cannes


Cannes è dietro l’angolo. Anzi, è nei cinema di Milano. Per respirare l’aria della Croisette basta scendere le scale dell’Apollo o dell’Anteo. La rassegna “Cannes e dintorni” occupa sette schermi milanesi da mercoledì 8 a martedì 14 giugno con una selezione di film presenti all’ultimo festival di Cannes.
L’edizione 2011 della più importante manifestazione festivaliera cinematografica del mondo è stata molto ricca e si è chiusa lo scorso 22 maggio con la vittoria di Terrence Malick per The Tree of Life. Il film di Malick è presente nella rassegna milanese, in programma l’8 giugno al cinema Colosseo. In tutto si potranno vedere sette opere delle selezione ufficiale, tra cui Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne e La source des femmes del rumeno Radu Mihaileanu. Particolare interesse per The Artist di Michel Hazanavicius, il film muto e in bianco e nero che è valso la Palma all’attore protagonista Jean Dujardin. Trova asilo a Milano anche Melancholia di Lars von Trier, cacciato dalla Costa Azzurra dopo le sue dichiarazioni sul nazismo e Israele. In programma anche altri 13 titoli delle sezioni minori di Cannes, “Un Certain Regard” e “Quinzaine des Réalisateurs”. Salta all’ultimo momento Le Havre del finlandese Aki Kaurismaki, uno dei lavori più interessanti dell’anno. E sono tante le assenze eccellenti: da Woody Allen con il film girato a Parigi a Pedro Almòdovar. Da vedere Corpo celeste, opera prima di Alice Rohrwacher, sorella dell’attrice Alba.
I biglietti per assistere alle proiezioni si possono acquistare all’Infopoint del cinema Apollo di Galleria de Cristoforis tra le 13 e le 20 oppure online sul sito www.lombardiaspettacolo.com. Il costo per la singola proiezione è di 7 euro, ma è possibile entrare anche spendendo meno: il biglietto è di 5,50 euro con le tessere Agis, Fnac e Centre Culturel Français e di 2 euro con il coupon pubblicato ogni giorno, dal 6 al 14 giugno, sul Corriere della Sera.

Lorenzo Lamperti

lunedì 6 giugno 2011

The Tree of Life, Malick e Dio

Un film divino. The Tree of Life di Terrence Malick è insieme summa e superamento del cinema del grande regista di Badlands (La rabbia giovane), Days of Heaven (I giorni del cielo), La sottile linea rossa e The New World. Quinto film in 40 anni di carriera, The Tree of Life è il logico risultato del cinema di Malick, unico e incommensurabile, nelle dimensioni come nelle intenzioni. Se nei precedenti film Dio era nella Natura, qui Dio è la Natura. All’inizio del film la voce fuori campo di Jessica Chastain spiega che si può vivere seguendo le leggi della natura o quelle della grazia. L’uomo fortunato segue la via della Natura, ovvero quella di Dio, inteso come scintilla che dona linfa vitale alle cose. E agli uomini. Perché Dio, per Malick, sta nella nascita dell’universo come in quella di un bambino. Un Dio che non è un’entità astratta e osservatrice, ma è un’azione, un respiro, una luce. La strada della Natura è la più difficile, piena di dubbi e paure. Jessica Chastain non comprende un Dio che gli toglie un figlio. Brad Pitt, invece, vive secondo la grazia. Le sue regole ferree e l’ambizione che ha prima per sé e poi per i suoi figli non lascia spazio a dubbi. Ma lentamente lo divora. E divora il figlio, uno Sean Penn che arriva ma al prezzo di perdere qualcosa di più profondo.
Malick incastona la fragilità del sogno americano per eccellenza in una riflessione esistenziale come raramente se ne erano viste al cinema. I tempi della messa in scena sono ancora più ellittici che altrove. Si procede a versi, quasi come il film fosse una poesia e Malick conduce per mano da una scena all’altra con inquadrature piene di amore e sentimento. La consueta voce fuori campo malickiana accompagna la visione, come sempre offrendo dubbi e domande, più che risposte. Ma The Tree of Life va oltre, Malick osa rappresentare l’irrapresentabile: la genesi del mondo. Osa rappresentare Dio. E lo fa con una lunga sequenza in cui si vede di tutto, che qualcuno ha non a torto paragonato a quella finale di 2001: Odissea nello spazio. E poi con un finale onirico, che ricorda da vicino l’epilogo di una celebre serie tv americana. Due sequenze che rappresentano l’universale, oltre che evocarlo. Una scelta pericolosa, che solo uno come Malick poteva affrontare.

Il berlusconismo e il cinema


Il cinema ai tempi di Berlusconi. Per quattro lunedì, il cineforum del Circolo di viale Monza (MM1 Gorla/Turro), ospita la rassegna: “Il berlusconismo e la fine della politica”, diretta da Claudio Casazza. Lunedì 30 maggio si è cominciato con Ginger e Fred di Fellini, uno dei film più particolari del maestro riminese. Ginger e Fred racconta l’avvento della televisione privata attraverso una coppia di vecchi protagonisti. Televisione privata che rappresenta il cavallo di Troia di Berlusconi, che comincia a inondare i palinsesti di serie televisive e film americani che vanno ad agire sul gusto e le abitudini degli spettatori italiani.
Lunedì 6 giugno il secondo appuntamento con Lamerica di Gianni Amelio, una lucida analisi della prima fase del berlusconismo: caduta delle ideologie, immigrazione, razzismo e comunicazione. La lente di Amelio esamina tutto. Lunedì 13 giugno si prosegue con Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, ovvero “il lavoro al tempo del berlusconismo”. Con amara ironia, il regista livornese analizza la società italiana e in particolare modo il ruolo del lavoro. La fine del diritto.
Lunedì 20 giugno si chiude con Il caimano di Nanni Moretti, uno dei pochi film, se non l’unico, che ha il coraggio di mostrare il “lupo”, Silvio Berlusconi, mettendo in scena la sua storia. Discusso e profetico, Il caimano riesce a rappresentare perfettamente la fine della politica. Tutte le proiezioni alle ore 21, ingresso gratuito.

domenica 5 giugno 2011

Metropolis alla Scala

Il cinema sale la Scala. La Filarmonica porta Metropolis al più importante teatro milanese per una serata speciale. Domenica 5 giugno alle 20 la versione restaurata del capolavoro di Fritz Lang sarà proiettata nella sala del Piermarini con la colonna sonora di Gottfried Huppertz eseguita dal vivo dalla Filarmonica della Scala diretta da Frank Strobel.
Un appuntamento che chiude la stagione 2010/2011 della Filarmonica, con il Teatro alla Scala che si trasformerà in una grande sala cinematografica. Troppo spesso si dimentica l’importanza delle colonne sonore nella storia della musica del ‘900. Basti pensare al cinema muto e alle composizioni dei vari Bernard Herrmann, Maurice Jarre fino a Jonny Greenwood e Michael Giacchino. Oppure, per restare in Italia, si possono ricordare Ildebrando Pizzetti per la colonna sonora di Cabiria e Pietro Mascagni per quella di Rapsodia satanica. Già in passato la Scala aveva ospitato musiche da film, con Riccardo Muti che aveva diretto pagine di Nino Rota tratte dai film di Fellini o i concerti di Ennio Morricone. Ma questa è la prima volta che l’orchestra esegue dal vivo un’intera colonna sonora durante la proiezione del film.
Eventi di questo tipo si stanno moltiplicando in giro per l’Italia e l’Europa, con gruppi anche piuttosto affermati che musicano dal vivo il cinema muto. Ora il cinema conquista anche i grandi luoghi del teatro.

sabato 4 giugno 2011

Four Lions, la jihad con ironia

di Roberta Pellegrini

Si può scherzare sulla jihad senza correre il rischio di ridicolizzare la fede islamica? Chris Morris, autore britannico molto attivo tra radio e televisione negli ultimi vent’anni, ci ha provato con “Four lions”, commedia che segna il suo esordio alla regia, presentata al Sundance Film Festival e all’ultimo festival di Torino. I quattro leoni del titolo sono i componenti di una cellula terroristica con base nella città inglese di Sheffield: Barry, il bianco convertito all’Islam, Hassan, il rapper alle prime armi con il terrorismo, Waj, l’idiota, e Omar, l’unico davvero convinto della causa. Assieme al compagno Faisal costruiscono degli ordigni e preparano un attentato nel mezzo di una maratona in costume.
Le situazioni farsesche si susseguono in un esilarante crescendo di disastri. Morris, abituato a fare satira su temi d’attualità, mette in moto un meccanismo perfetto, dove il ritmo dato alla vicenda ben congegnata si sposa con i tempi comici fenomenali degli attori. Non si può non ridere, ma le ripetute risate che il film strappa agli spettatori potrebbero porre dei problemi riguardo alle intenzioni dei realizzatori.
L’accusa di prendersi gioco dei Musulmani è facilmente contestabile. Alle spalle della pellicola ci sono tre anni di ricerche in cui il regista è entrato in contatto diretto con polizia, servizi segreti, imam e musulmani. Dalla documentazione accurata è emersa la presenza di elementi farseschi nelle vicende reali dei jihadisti, sia nei campi di addestramento in Medio Oriente che nell’organizzazione dei singoli attentati nelle località più disparate. Questo ha fornito la chiave di lettura per il racconto, la comicità appunto, che si fa nerissima quando sono in gioco le vite dei personaggi-kamikaze a cui lo spettatore si affeziona e dei normali cittadini coinvolti negli attentati con cui ci si può identificare. La black comedy così partorita è a tratti spiazzante e di certo rappresenta un unicuum nel suo genere, efficace nel divertire e mettere in guardia dai pericoli di ogni forma di estremismo.

mercoledì 1 giugno 2011

Incontri cinematografici di Stresa

La "perla del Lago Magggiore" apre le porte alla nuova cinematografia europea. Inizia mercoledì 1 giugno la sesta edizione degli Incontri cinematografici di Stresa. Ogni anno, il festival propone una panoramica delle migliori pellicole provenienti dai paesi europei. E di volta in volta i paesi ospiti stanno diventando sempre più numerosi. Si era cominciato con i film di Italia e Svizzera, negli scorsi anni si erano aggiunti anche Belgio e Portogallo. Nel 2011 è la volta della Svezia.
Ed è svedese  uno dei due registi che verranno premiati durante il festival. Lukas moodysson, l'autore di Fucking Amal e Container, riceverà il Cigno d'oro speciale. Moodysson presenta al pubblico il suo secondo lungometraggio, Together, una divertente commedia in equilibrio tra nostalgia e ironia, ambientata nella Stoccolma degli anni '70. L'altro riconoscimento andrà a Daniele Gaglianone, che ritirerà il Cigno d'oro sabato 4 giugno. Gaglianone è uno degli autori italiani più interessanti degli ultimi anni. I suoi film, che si muovono sempre tra documentario e finzione, sono stati premiati in festival internazionali. A partire da Pietro, una cupa storia di droga e amore ambientata a Torino, vincitrice alla Giuria dei Giovani al Festival di Locarno del 2010. Poi il film di Gaglianone è uscito nelle sale italiane in modo quasi clandestino. Poche sale e pochi giorni, verso la fine di agosto. Stresa invece rivaluta opere difficili da vedere altrove e le rende accessibili al pubblico.
Tra i numerosi eventi in programma, giovedì 2 giugno è previsto un omaggio alla festa della Repubblica alla presenza del regista milanese Maurizio Nichetti. E soprattutto tanti film: giovani, interessanti, imprevedibili.

Lorenzo Lamperti

Intervista al regista Qasim "Q" Basir

Servizio tratto dal sito www.lasestina.unimi.it
 
Mentre parla, Qasim “Q” Basir emana energia. Il suo sguardo fiero rafforza ogni parola. Solo un regista con il suo background può raccontare una fetta di America che molti ancora ignorano. Musulmano, nero, cresciuto in un Paese sconvolto dall’11 settembre. È abituato alle domande scomode, agli sguardi di sospetto. Alla dogana come per strada. Ha intravisto nel cinema il mezzo per abbattere la diffidenza, per aiutare l’integrazione tra un Occidente spaventato e un Islam usato e abusato come capro espiatorio. Lunedì 23 maggio, grazie al Consolato Generale degli Stati Uniti di Milano e all’Associazione Culturale Eclettica, Basir è stato ospite dello Spazio Oberdan per presentare in anteprima il suo nuovo film “Mooz-Lum”. Per capire quest’opera è necessario fare un passo indietro. Il primo progetto di Basir, “1 Nation, 2 Worlds”, venne portato in giro per i college e le università statunitensi. Lo stesso regista sfidava studenti e professori a intavolare dibattiti su razzismo e multiculturalismo in un’America ferita dagli attacchi di Al Qaeda. Il successivo cortometraggio “Glimpse” era un ritratto dei musulmani negli Usa. «Erodere l’ignoranza è il mio scopo» ha dichiarato Basir. La fama oltreoceano è arrivata nel 2008 quando ha creato una serie di sette corti intitolata “The Inspiration of Barack: Yes We Can” per sostenere la corsa di Obama alla Casa Bianca. Ogni short racconta la storia di un personaggio che si ispira al presidente afroamericano per compiere una scelta importante della propria vita. Quando parla di Obama, Basir si illumina: «Cambierà il mondo, ne sono certo».
È arrivato così al suo esordio in un lungometraggio. Il titolo è già una provocazione. “Mooz-Lum” è la trascrizione sbagliata di come spesso in America viene pronunciato il termine “muslim” (musulmano). Film semi-autobiografico, uscito l’11 febbraio nelle sale statunitensi e ora promosso in Europa dopo aver scatenato interesse su Internet grazie al passaparola. Pluri-premiata in vari festival internazionali, la pellicola racconta la storia di Tariq, un afroamericano diviso tra la rigidità religiosa del padre e la voglia di integrazione con un’America di cui è cittadino.
Qasim Basir parla di sé come di un “muslimerican”. Un’etichetta che preserva la sua religione ed è allo stesso tempo una dichiarazione d’amore per il suo paese. Il film si inserisce in un dibattito delicato, negli Stati Uniti come nel resto del mondo. I casi della moschea a Ground Zero e di quella di Milano in fondo non sono poi così distanti. Sconfiggere i pregiudizi e sostenere l’integrazione. Questo è il cinema di Qasim Basir.

Pietro Pruneddu

GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA (a cura di STEFANO GLENZER, LORENZO LAMPERTI E ALESSANDRO OLIVA)